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don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 8 Marzo 2024

Commento al brano del Vangelo di: Mc 12, 28b-34

Dal cuore di Dio ai piedi dei fratelli – Venerdì della III settimana di Quaresima

Dal libro del profeta Osèa Os 14,2-10

Non chiameremo più ‘dio nostro’ l’opera delle nostre mani.

Così dice il Signore:

«Torna, Israele, al Signore, tuo Dio,

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poiché hai inciampato nella tua iniquità.

Preparate le parole da dire

e tornate al Signore;

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ditegli: “Togli ogni iniquità,

accetta ciò che è bene:

non offerta di tori immolati,

ma la lode delle nostre labbra.

Assur non ci salverà,

non cavalcheremo più su cavalli,

né chiameremo più “dio nostro”

l’opera delle nostre mani,

perché presso di te l’orfano trova misericordia”.

Io li guarirò dalla loro infedeltà,

li amerò profondamente,

poiché la mia ira si è allontanata da loro.

Sarò come rugiada per Israele;

fiorirà come un giglio

e metterà radici come un albero del Libano,

si spanderanno i suoi germogli

e avrà la bellezza dell’olivo

e la fragranza del Libano.

Ritorneranno a sedersi alla mia ombra,

faranno rivivere il grano,

fioriranno come le vigne,

saranno famosi come il vino del Libano.

Che ho ancora in comune con gli ìdoli, o Èfraim?

Io l’esaudisco e veglio su di lui;

io sono come un cipresso sempre verde,

il tuo frutto è opera mia.

Chi è saggio comprenda queste cose,

chi ha intelligenza le comprenda;

poiché rette sono le vie del Signore,

i giusti camminano in esse,

mentre i malvagi v’inciampano».

Torna, Israele, al Signore

La conclusione degli oracoli di Osea è affidata ad un accorato appello a chi, tra gli Israeliti, è saggio e intelligente e ricopre un ruolo di guida. Essi hanno il compito di sensibilizzare il popolo a ritornare al Signore, loro Dio, rinunciando definitivamente agli idoli e a tutte quelle forme di compromesso che mortificano il rapporto con Lui.

Se Israele si converte dalla sua condotta ipocrita e ritorna alla fede originaria anche Dio è pronto a perdonare e rinnovare la sua benevolenza. La povertà e la miseria sono il risultato di scelte sbagliate fatte seguendo logiche estranee alla volontà di Dio. Da qui l’invito pressante alla conversione per tornare a gustare la bontà e la fedeltà di Dio.

+ Dal Vangelo secondo Marco Mc 12,28-34

Il Signore nostro Dio è l’unico Signore: lo amerai.

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

La domanda che lo scriba rivolge a Gesù è l’occasione per fare una ricognizione della nostra fede ovvero verificare il grado della nostra maturità spirituale e quello della nostra appartenenza al Regno di Dio. Il quesito rivolto a Gesù suonerebbe come la richiesta di avere un criterio per fare un valido esame di coscienza.

Interroghiamo la nostra coscienza e le domandiamo in primis se siamo persone che ascoltano. Ascoltare significa fondamentalmente accogliere l’altro e condividere con lui il proprio spazio interiore, ciò che ci appartiene. Per ascoltare bisogna fare silenzio nello stesso modo in cui per accogliere è necessario fare spazio. L’ascolto non è solo una funzione ma è ciò che determina una relazione personale e che fa dell’incontro con Dio e i fratelli un fecondo rapporto d’amore.

L’ascolto è il primo atto di amore di Dio verso l’uomo che è accolto nel suo cuore con tutto il peso delle sue miserie, alcune volte nascoste nel silenzioso grido di aiuto e altre volte portate nella preghiera di supplica. Per l’uomo ascoltare Dio significa lasciarsi raggiungere per farsi amare. Ascoltare è un’arte che s’impara disponendosi a ricevere la Parola di Dio come un dono, come qualcosa di vitale e indispensabile per la propria vita.

Solo ascoltando la Parola s’impara a pregare e solo accogliendo il suo Amore si diventa capaci di amare il prossimo. Ascoltando la Parola di Dio lo incontriamo e accogliendolo dentro di noi scopriamo che il suo nome è Amore, che Egli è l’unico amore perché non potremmo sperimentare un amore più grande del suo.

Nessuno ci ama come ci ama Lui. Ciò che ascoltiamo da Dio non aggiunge conoscenze al nostro bagaglio culturale ma opera in noi una trasformazione per la quale possiamo amarlo da figli e amarci tra noi da fratelli. In questo senso la fede non può prescindere dalla preghiera, che non si identifica con riti sacrificali o formule particolari, ma è incontro d’amore con Dio.

In definitiva la fede è la vita spirituale, cioè vivere guidati dallo Spirito Santo, l’Amore di Dio. Accolto nel cuore mediante l’ascolto Egli ci insegna a pregare ma anche a farci preghiera, ovvero dono d’amore a Dio e ai fratelli.

Commento a cura di don Pasquale Giordano
Vicario episcopale per l’evangelizzazione e la catechesi e direttore del Centro di Spiritualità biblica a Matera

Fonte – il blog di don Pasquale “Tu hai Parole di vita eterna

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