don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 30 Marzo 2023

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La speranza di eternità, amore senza fine

Dal libro della Gènesi (Gen 17,3-9)

Diventerai padre di una moltitudine di nazioni.

In quei giorni Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:

«Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te:

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diventerai padre di una moltitudine di nazioni.

Non ti chiamerai più Abram,

ma ti chiamerai Abramo,

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perché padre di una moltitudine di nazioni ti renderò.

E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te usciranno dei re. Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te. La terra dove sei forestiero, tutta la terra di Canaan, la darò in possesso per sempre a te e alla tua discendenza dopo di te; sarò il loro Dio».

Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione».

Nuova alleanza, nuovo paradigma di vita

Dio benedice Abram e gli cambia il nome perché esso sia il segno del compimento della promessa di renderlo padre di una discendenza numerosa. Abramo nella fede diviene padre del Popolo d’Israele. L’alleanza che Dio stipula con Abramo trova la sua motivazione ultima nel suo amore gratuito. Proprio perché fondata sull’amore di Dio, fedele e immutabile, l’alleanza sarà perenne. La parola di Dio conduce Abramo sulla vetta dell’amore da cui scorgere il compimento dele sue promesse.

Lo sguardo di Abramo supera i confini della sua vita terrena e spazia nell’eternità di Dio. La fedeltà richiesta ad Abramo e alla sua discendenza consiste nell’avere uno sguardo da figlio che riconosce in Dio il suo unico Padre. Come tale osserva il suo modo di agire, ispirato alla benevolenza e alla misericordia, e si adegua imitandolo. Dunque, osservare l’alleanza non significa altro che assumere la legge dell’amore come paradigma per le proprie scelte di vita.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 8,51-59)

Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno.

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: «In verità, in verità io vi dico: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno”». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?».

Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia».

Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».

Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

La speranza di eternità, amore senza fine

Paolo, parlando alle comunità di Corinto, tratta il tema della risurrezione dei morti e afferma: “Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini” (1Cor 15,19). Infatti, se l’oggetto della nostra speranza è solo la vita biologica, allora anche la nostra fede è inconsistente perché basata su cose che sono destinate a finire.

La Parola di Dio contiene in sé una promessa di vita eterna che non finisce con la morte, ma si compie con essa. Senza la speranza della risurrezione la morte viene esorcizzata, allontanando il suo pensiero il più possibile oppure, se accettata, lo è con triste rassegnazione. La polemica contro Gesù, che sfiora la demonizzazione fino al punto di organizzare la sua eliminazione fisica, non è mossa da atei fondamentalisti dichiarati, ma da persone che invocano Dio come padre.

Verrebbe da domandarsi in quale dio credono e se la loro speranza è legata alla realizzazione dei desideri mondani. La Parola di Dio è lampada che rischiara soprattutto i momenti più bui e permette di guardare in faccia alla morte e riconoscerla momento di passaggio anche se doloroso. Chi è ripiegato su sé stesso si arrende ai suoi limiti e alla morte, che è il limite più grosso. Chi crede in Dio custodisce e alimenta in sé la Parola di speranza che gli permette di attravere la morte e nascere alla vita eterna.

L’esultanza di Abramo anticipa quella di Gesù risorto per la cui vita donata sulla croce anche a noi è concesso di rinascere e rialzarci dopo ogni caduta nel peccato. La risurrezione non è un privilegio di uno o pochi, ma è la vocazione di tutti, perché tutti siamo stati creati da Dio per vivere l’eternità, l’amore senza fine.

Leggi la preghiera del giorno.

Commento a cura di don Pasquale Giordano
Vicario episcopale per l’evangelizzazione e la catechesi e direttore del Centro di Spiritualità biblica a Matera

Fonte – il blog di don Pasquale “Tu hai Parole di vita eterna