don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 29 Maggio 2023

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Maria, la Chiesa col volto di Madre – Beata Vergine Maria Madre della Chiesa

✝️ Commento al brano del Vangelo di: ✝ Gv 19,25-34

Dagli Atti degli Apostoli (At 1, 12-14)

Erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme a Maria, la madre di Gesù.

[Dopo che Gesù fu assunto in cielo, gli apostoli] ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato.

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Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo.

Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui.

Perplesso di fronte a simili controversie, chiesi se volesse andare a Gerusalemme e là essere giudicato di queste cose. Ma Paolo si appellò perché la sua causa fosse riservata al giudizio di Augusto, e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare».

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Maria, cofondatrice della Chiesa

Gli apostoli che Gesù si era scelti per mezzo dello Spirito Santo (At 1,2) sono obbedienti alle disposizioni che il Risorto aveva dato loro prima di ascendere al cielo. Essi, infatti, tornano a Gerusalemme ritrovandosi nel cenacolo per attendere insieme l’adempimento della promessa del Padre. La Chiesa delle origini si configura non come una setta autoritaria, maschilista e patriarcale composta di poche persone, ma come una comunità nella quale è presente la voce delle donne e si respira un’atmosfera familiare e fraterna.

Non li accomuna il semplice ricordo affettivo a Gesù ma la comune vocazione a vivere la fede in lui e continuare la sua missione grazie dal dono dello Spirito Santo che essi attendono unanimemente nella preghiera. Quella degli apostoli è una comunità mancante, ferita e incompleta composta di persone fragili e tuttavia, pur consapevoli della loro debolezza, aperta ad accogliere e far fruttificare il dono dello Spirito Santo. Grazie allo Spirito di Dio essi diventano strumenti della Misericordia.

Nella descrizione della chiesa nascente non ci sono gerarchie o graduatorie. Maria, quasi confusa con gli altri discepoli, è presente nella comunità quale anello di congiunzione tra il corpo non più visibile di Gesù e il corpo visibile di Cristo, che è la Chiesa. Maria è un frammento della comunità, ma tuttavia in lei si riflette tutta la bellezza della Chiesa di cui è madre fondatrice e ispiratrice. Lei, quale madre di Gesù, ricorda alla chiesa la sua vocazione materna. In Maria le beatitudini non sono solo enunciate ma trovano pieno compimento. In tal modo, ella è per la chiesa, non solo madre, ma anche maestra di vita.

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 19,25-34

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.

Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

La festa della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa sembra essere un prolungamento della Pentecoste in cui si registra l’atto di nascita della Chiesa. Luca negli Atti degli Apostoli legge la discesa dello Spirito Santo in controluce alla Pentecoste ebraica che celebrava il dono del decalogo al monte Sinai e la stipula dell’alleanza nuziale con il popolo d’Israele. Giovanni sottolinea il fatto che la Chiesa nasce dal sacrificio di Cristo sulla croce. La Chiesa, simboleggiata dalla madre di Gesù, nell’ora della sua morte viene costituita madre dei credenti. La Chiesa non può assumere altra fisionomia che quella di Cristo grazie al dono della Parola, dello Spirito e dei Sacramenti, in particolare il battesimo e l’eucaristia. Gesù è l’Adamo nuovo da cui è tratta la nuova Eva, la madre dei viventi.

Dalla Croce Gesù affida a Maria, e quindi alla Chiesa tutta di ogni tempo e di ogni luogo, un dono e una missione. Lo Spirito, come bacio sul capo della madre, e l’acqua unita al sangue, che è versato su di lei dal costato aperto, sono doni il cui fine è espresso nella parola: «Donna, ecco tuo figlio!», «ecco tua madre!». Come il discepolo amato, anche noi siamo chiamati a celebrare i sacramenti e ad accogliere lo Spirito Santo con l’animo del figlio che accoglie Maria, ovvero la Chiesa, come madre.

La nostra fede sarebbe incompleta se non riconoscessimo in Maria, e dunque anche nella Chiesa di cui Ella è la rappresentante più significativa, la madre dalla quale riceviamo la vita. Il discepolo contempla Maria e la compagnia femminile sotto la croce che testimoniano la fedeltà. Gli apostoli nell’ora della prova hanno lasciato Gesù solo, ma quelle donne stanno a ricordare la presenza materna di Dio che non abbandona nessuno dei suoi figli. Lo affermava già il profeta Isaia: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15).

La compassione, sentimento proprio della madre, ci fa essere accanto alle persone per sostenerle nella sofferenza, ma ci permette anche di accoglierle, come fa il discepolo amato con la madre di Gesù. Per poter essere veramente credenti e salvati dobbiamo lasciarci ispirare dalla parola di Gesù e tradurla in gesti di amorevole tenerezza.

Commento a cura di don Pasquale Giordano
Vicario episcopale per l’evangelizzazione e la catechesi e direttore del Centro di Spiritualità biblica a Matera

Fonte – il blog di don Pasquale “Tu hai Parole di vita eterna