don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 17 Gennaio 2023

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Commento alla prima lettura

Dalla lettera agli Ebrei Eb 6,10-20

Gesù è l’ancora della speranza e il precursore della nostra salvezza

Perseverare nella fede non è facile perché bisogna fare i conti con la stanchezza e il dubbio che il bene compiuto sia inutile. Questo dilemma emerge soprattutto durante le persecuzioni nelle quali sembra che Dio sia assente o indifferente. L’autore della Lettera agli Ebrei esorta ad imitare la perseveranza di Abramo al quale Dio aveva fatto la promessa di dargli una discendenza numerosa come la sabbia del mare.

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In realtà, quella promessa si è realizzata non solo in Isacco ma soprattutto in Gesù Cristo e nella Chiesa, che è il suo corpo. Infatti, siamo discendenza di Abramo se lo imitiamo nella fede e siamo figli nel Figlio di Dio nella misura in cui ci aggrappiamo a Lui soprattutto nelle difficoltà. Cristo, sommo sacerdote della nuova alleanza, è la nostra speranza che è come un’ancora gettata nel profondo del cielo. Gesù è il nostro precursore che ha aperto nel deserto della sofferenza e della morte la via che conduce al cielo.

Anche se a volte non ne abbiamo contezza, è aperta davanti a noi la via della salvezza che possiamo percorrere lasciandoci guidare dalla Parola di Dio. 

La Carità rende liberi

Il precetto del sabato riveste un ruolo centrale nella fede ebraica. Letteralmente il termine ebraico shabbat, tradotto con sabato, significa fermarsi e allude al fatto che Dio nel giorno finale della creazione si ferma dal lavorare. Da qui anche il significato del riposo. Celebrare il sabato significa imitare Dio. Come lui si è fermato dal creare, così l’uomo si astiene dal lavorare. In tal modo il sabato diventa il giorno della festa nella quale si gusta il valore della libertà e della fraternità. Il lavoro, vissuto nella solitudine e spesso nella competizione, trova il suo approdo nella festa, esperienza di condivisione e di comunione.

La legge, nell’imporre il divieto di lavorare in giorno di sabato, intende educare a proteggere il senso più profondo del sabato che risiede nel riposo inteso come relazione di amore e cura reciproca. La celebrazione del sabato diventa profezia del banchetto festoso che Dio prepara per gli uomini in cui essi gusteranno le prelibatezze del suo amore.

È appunto questo il significato dei dodici pani dell’offerta che venivano posti sulla mensa del tempio e che solo i sacerdoti potevano mangiare una volta che venivano cambiati il sabato. I sacerdoti rappresentavano il popolo d’Israele nell’atto di presentare al Signore i pani, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, e di mangiarli alla sua presenza per indicare il fatto di riceverli dalla mano di Dio. Il rito corre il rischio di non essere più significativo quando si stacca dalla vita e la legge riduce la fede a pratiche formali che hanno la pretesa, quasi magica, di piegare Dio a sé stessi.

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L’episodio biblico richiamato da Gesù mostra che la norma non ha il primato assoluto ma è subordinata al bisogno vitale dell’uomo. Davanti all’uomo bisognoso cedono tutte le barriere legislative. Se di trasgressione si deve parlare essa si rivolge contro la rigidità della legge che crea divisione piuttosto che comunione e solidarietà, come invece dovrebbe essere.

Nell’ Eucaristia presentiamo a Dio il pane dell’offerta dal sapore della terra e della fatica del nostro lavoro per ricevere da Lui il pane che sazia la fame dell’uomo, non solamente di cibo ma soprattutto d’amore. La salvezza, anelito di ogni uomo che cerca la pace, è l’approdo ultimo della vita ed essa consiste nel passaggio dalla sola soddisfazione del proprio bisogno all’oblazione totale di sé all’Altro. In definitiva, la Legge è data non per sé stessa o come forma di auto salvezza, ma per educare l’uomo vivere pienamente l’esperienza della relazione che va dall’accogliere l’aiuto di Dio con gratitudine ad essere eucaristia per l’altro.

Leggi la preghiera del giorno.

Commento a cura di don Pasquale Giordano
Vicario episcopale per l’evangelizzazione e la catechesi e direttore del Centro di Spiritualità biblica a Matera

Fonte – il blog di don Pasquale “Tu hai Parole di vita eterna