La parabola della vedova e del giudice iniquo è un’esclusiva di Luca ed è inserita nel primo discorso escatologico di Gesù.
L’incipit della parabola ne è la chiave di lettura: «necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai». Nel “frattempo”, ovvero nell’attesa della seconda venuta di Gesù, se da un lato potremmo essere tentati dallo scoraggiamento fino a “tralasciare” la preghiera, dall’altro siamo invitati a vivere una costante relazione di fiducia con il Padre.
Nel Vangelo abbiamo incrociato una vedova – considerata nella Bibbia, alla stregua dell’orfano e dello straniero, una persona vulnerabile! – che, soffrendo una situazione di ingiustizia, si rivolge in maniera reiterata ad un giudice.
Ma quest’ultimo, indifferente al grido d’aiuto di questa donna, era interessato a sbrigare solo le pratiche che gli assicuravano successo e vantaggi economici.
La vedova, però, non demorde, ma insiste. Per liberarsene, o meglio, per evitare che la donna pubblicamente gli “faccia l’occhio nero”, il giudice le fece giustizia.
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Dio, in rapporto al giudice, è giusto perché «farà giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui», essendo Padre buono e provvidente.
«Dio esaudisce sempre, ma non le nostre richieste bensì le sue promesse» (D. Bonhoeffer).
Mi piace riportare un celebre proverbio in vernacolo napoletano: “’O patatern è lungariello, ma nun è scurdariello”.
La pazienza di Dio ci provoca ad attendere con certezza il Suo intervento!
Il discepolo, in rapporto alla vedova, è chiamato all’obbedienza della fede, vivendo con fiducia e fedeltà la relazione con Dio attraverso una preghiera continua.
In questa Giornata Missionaria Mondiale, “non dimentichiamo che pregare è la prima azione missionaria e al contempo «la prima forza della speranza»” (Papa Francesco).
Preghiera…
Aiutami, Signore, ad essere perseverante nella preghiera!
Domande per noi…
1. Credo che il Signore compirà la sua promessa?
2. Come vivo “nel frattempo” la mia preghiera?
Chi è don Nicola
Don Nicola Galante è un presbitero dell’arcidiocesi di Capua, parroco, cappellano volontario in alcuni luoghi di cura e direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute.
