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don Nicola Galante – Commento al Vangelo di domenica 13 settembre 2026

Il Vangelo di oggi, che conclude il capitolo diciotto di Matteo sul discorso ecclesiale o comunitario, si apre con la domanda che Pietro pone a Gesù: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?».

Dal momento che il numero “sette” esprimeva pienezza e perfezione – si pensi ad esempio alla settimana della creazione come «cosa buona» -, e consapevole del fatto che in quel tempo un’offesa potesse essere perdonata fino a tre volte, Pietro vuole quantificare l’amore.

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Capita anche a noi di stabilire una misura alla reciprocità relazionale, dimenticando che «per quanto grande sia il tuo amore per Iddio, non lo amerai mai troppo. La misura di amare Dio è di amarlo senza misura» (S. Agostino, Discorso 90/A)!

«Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette».

Ecco il nuovo criterio per custodire una relazione: non il calcolo, ma la gratuità! Attraverso la parabola del servo spietato, “tipica” di Matteo, Gesù ci presenta l’economia del perdono.

Ricordo di aver letto da qualche parte che Elisabetta di Valois, regina di Francia (1545-1568), aveva fatto incidere sul suo anello il motto: «Oblio delle offese. Perdono delle ingiurie».

Un coraggioso impegno, che rappresenta l’alternativa vincente di fronte all’attuale spirale della violenza!

Chiediamo al Signore la grazia di fare memoria di tutte le volte in cui abbiamo sperimentato il perdono di Dio e degli altri, e al contempo di liberarci dalla logica aggressiva del servo spietato.

In preghiera

Aiutami, Signore, a fare memoria del Tuo perdono!

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Domande per noi…

Ho mai provato a fare «il primo passo»?

Quali criteri muovono le mie relazioni?

Chi è don Nicola

Don Nicola Galante è un presbitero dell’arcidiocesi di Capua, parroco, cappellano volontario in alcuni luoghi di cura e direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute.