Don Michele Chiapuzzi – Commento al Vangelo del 8 marzo 2026

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Salvatore del mondo

Passaggi. Pasque. Cammini con, per e nella fede.

Da acqua da bere a sorgente d’acqua viva, e senza bere lasciando addirittura la brocca nell’ora sesta, il mezzogiorno l’ora più calda e assolata del giorno, diventare sorgente che zampilla. Snodo d’eternità.

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Da straniero assetato ho sete, e lo ripeterà sulla croce, a Signore, da affaticato e spossato per la stanchezza, -la stanchezza di un Amore che da millenni cerca l’Adamo e l’Eva traditori fin dall’origini per amarli sempre senza punirli mai- a Messia Cristo, a salvatore del mondo.

Colui che non punisce ma che dalla croce dirà flebilmente ho sete e, mentre noi continueremmo a dargli aceto e fiele, il Padre lo disseterà con la resurrezione per salvare il mondo. Il perdono.

Da straniera eretica samaritana, per giunta donna (!?) anche i discepoli ne rimasero stupiti (!), ad annunciatrice di vangelo, da pagana politeista cinque mariti ed un sesto inutilmente indifferente quello che hai ora non è tuo marito a donna libera e fedele e testimone del Messia, vera discepola.

Da luoghi prescritti per il culto a dimore personali in cui adorare in una relazione filiale. Né Garizim, né tempio a Gerusalemme ma lo Spirito della e nella Verità: Dio stesso che attraverso il Padre ci dona lo Spirito per con-fidare in lui. Per chiamarlo per nome: Abbà Padre (Gal 4,6).

Messaggi grandi, intensi, notevoli, rispetto a ridurre la sete di un uomo stanco, per giunta a sua volta straniero (il Dio sconosciuto) e la prescritta incomunicabilità con una donna straniera, Giovanni ci offre la chiara dimensione possibile per divenire discepoli nel tempo della vita.

Tempo di paradossi e di ingiustizie ho sete: il Signore creatore dell’acqua e delle sorgenti, delle fonti e dei fiumi ha sete e ci chiede di non assetare i poveri.

Tempo di egoismi e di slanci comunitari: dalla ridicola spesa dei discepoli, ancora incapaci di conoscere il Cristo, che vanno a cercare da mangiare -e questo fa il paio alle altre pagine evangeliche dove si narra della innumerevole folla che ha fame e Gesù invece di congedarla la nutre e la sazia-, alla corsa della donna che lascino tutto ciò che ha va dalla sua comunità e trasfigura le stagnazioni dei campanilismi: venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?

La fede che abita altrimenti, oltre i nostri confini, oltre i nostri angusti circoli sacri.

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Tempo di seminagione e mietitura insieme e tempo di carestia: avere il coraggio, la fede radicata che ciò che siamo nel mondo di adesso è frutto dell’amore di Dio Padre, non abbiamo seminato la nostra vita, mentre ne raccogliamo continuamente i frutti; nello stesso tempo viviamo della carestia di affetti, di senso, di acqua, di salute, di equità sociale, di sconvolgimenti sociali, di migrazioni punite ed assassinate, forse perché non alzate i vostri occhi e non guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura?

La samaritana oggi mi dice lascia la tua idria al pozzo e va’ ad annunciare vita ai fratelli. Loro conosceranno il salvatore del mondo. Colui che oltre i bisogni fondamentali, sete e fame sa darmi il tutto che mi serve: essere figlio/figlia di un amore che non chiude, ma che condivide. Il tutto dell’esistere.

FONTETelegramChi è don Michele
Foto di Steve Haselden da Pixabay

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