Don Michele Chiapuzzi – Commento al Vangelo del 6 Gennaio 2026

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Erode si informava.

Quanti studi, quante ricerche, quante analisi, re e sacerdoti, dottori della legge e “scienziati” antichi e moderni a cercare, tra le loro competenze, la divinità che sia a loro immagine e somiglianza. Una divinità che sia controllata e che si lasci controllare dal potere. Una divinità per i consumatori del sacro.

Ma il Cristo è diverso, è scomodo, è oltre. È dove non credo possa esserci. È la stella che indica un cammino di liberazione. È un bambino con Maria sua madre in una casa.

Il Cristo è talmente infimo da non crederlo, scriveva Sant’Agostino: “la superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l’umiltà divina”.

Magi, che venivano da lontano, si sono lasciati scomodare da una stella che inseguivano per trovare la gioia. Una stella strana che va da nord a sud, impossibile per chi conosce l’astronomia – le stelle si “muovono” da est a ovest -, ma possibile per chi cerca la Stella della vita.

Non un astro visibile da telescopi, un astro visibile agli occhi del cuore: quello che sorge dall’alto (Lc 1,78), quello del popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse (Is 9,1).

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Una gioia che abita luoghi lontani e tenebrosi… Dove abita la gioia? Anche Erode si informava dove abitasse, e storicamente se ne vide l’esito: la strage degli innocenti.

L’Erode, metafora e paradigma di ogni umano tiranno, trasformerà la sua ricerca in violenza e strage: ciò che non riesco a dominare, a possedere, a controllare lo elimino. Anche culturalmente, troppe volte, ciò che non conosco lo elimino piuttosto che comprenderlo.

I Magi invece si scomodano, si mettono alla ricerca, camminano nelle notti per scoprire albe differenti: la stella della gioia. Senza violenza, senza saccenza, senza immobilismo. Si mettono in viaggio fino a tornare per un’altra strada. Stupendo.

I Magi, pagani devoti di divinità politeistiche e plasmate da mani d’uomo, non hanno intelligenza coloro che portano un loro legno scolpito e pregano un dio che non può salvare (Is 45,20), scomodano le loro sicumere e cercano la gioia.

La troveranno, vedranno spuntare la stella della gioia, entreranno in una casa, si prostreranno e baceranno (adorare, portare alla bocca) un bambino in braccio a sua madre.

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Giuseppe, il pio israelita, uomo giusto, seppe vedere nel grembo di Maria, la sua sposa, il Dio che si fa carne; i Magi, gli uomini dall’oriente lontano, ignari della tradizione dei padri, seppero vedere Dio in un bambino.

Scomodati dal Dio scomodo, Giuseppe e Magi entreranno nel mistero di Dio. Cambieranno strada, cambieranno i progetti della loro vita, lasceranno che il “progettista” plasmi e trasfiguri la loro vita.

Erode, tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi, nelle loro accomodate paurose certezze, reagiranno unicamente con sentenze di morte a chi tenterà di mostrare l’altrimenti Dio. Lo faranno a Dio stesso. Uccideranno il re dei Giudei, perché il suo regno non è di questo mondo (cfr Gv 18,36).

Il regno di questo mondo è armato. Dio è un bambino disarmato e disarmante (p. Leone XIV) in braccio a sua madre.

I Magi, sognatori, colmi di de-sideri (dalle stelle), sapienti che sanno con-siderare (con le stelle), vedranno Dio perché avranno saputo lasciarsi scomodare.

Dalle certezze alla fede, dalle sicumere alle sicurezze di percorsi indicati dalla stella: Gesù il Cristo.

Ma questi percorsi porteranno in sé la meraviglia e lo stupore di non aver termine, non aver fine: per altra strada fecero ritorno. Dio scomodo. Vita piena.

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Foto di Steve Haselden da Pixabay

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