Don Michele Chiapuzzi – Commento al Vangelo del 18 Gennaio 2026

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Il peccato del mondo

Testimone credibile, il Battista. Lontano dai riflettori e dal centro del potere, al di là del Giordano, vede venire verso di lui Gesù. Già la scorsa domenica Giovanni Battista perplesso chiedeva a Gesù come mai venisse da lui. Dio oltre i confini della regionalità, oltre i recinti sacri, oltre le consuetudini. Al di là del Giordano, l’agnello di Dio, sacrificabile sull’altare dell’universalità.

Non sugli altari del tempio di Gerusalemme, unico ed univoco per i circoncisi, ma carne per l’uomo peccatore. Ovunque. Per tutti. Il Battista comincia ad intuire il senso del passare avanti di Gesù. Lui è la nube e la fiamma dell’Esodo, che passa avanti per proteggere i seguaci. Gesù passando avanti, sgombera ogni ostacolo alla santità, ogni inciampo alla salvezza, ogni blocco alla conoscenza. Toglie il peccato del mondo.

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Non prevarranno le porte degli inferi. Ecco agnello di Dio, il goel-vendicatore, l’unico, il vero, il salvatore. Non altri, non mitici e mitologici personaggi di sovrumane forze, non semidei di fantastiche ed idealistiche avventure. Un uomo (l’evangelista scrive anèr che significa maschio, virile, forte) in carne (cfr Gv 1,14) ed ossa che, pienamente ed ontologicamente, accoglie in sé lo Spirito Santo, per questo libererà l’umanità dal peccato: l’odio, la vendetta, la discordia, donando, per chi nella fede accoglie i frutti propri dello Spirito.

Paolo scriveva agli Efesini, costruttori di idoli e sincretisti: abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in sé stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in sé stesso l’inimicizia (2,14-16).

Giovanni è il testimone credibile, vede al di là del Giordano, fuori dai confini della logica di purità, l’agnello di Dio. La storia della salvezza è cambiata. Dio è fuori dal tempio. Dio è libero, non sottostà alle norme dei padri. E libererà i peccatori.

Non la forca, non il rogo, non la tortura, non la guerra toglierà il peccato del mondo (che proprio questi sono il peccato!), ma la grazia docile dell’agnello. Agnello di Dio che si fa mangiare, si fa triturare, si fa trangugiare per dissolvere ogni dis-umana conflittualità.

Colui che toglie perché assume lo Spirito e toglie il peccato. Giovanni ne è testimone, ha, veramente e storicamente, ascoltato la parola di Dio, che lo ha inviato oltre per battezzare in un fiume di confine e di inimicizia. Non avrebbe potuto e dovuto farlo nei cortili del tempio.

La sua profezia, si è incarnata nelle acque di un fiume e vedendo venire verso di lui Gesù, comprende la novità evangelica. La colomba della nuova alleanza scende sul Figlio di Dio, perché il Figlio di Dio si è messo in mezzo ai popoli: quelli stranieri, quelli malati, quelli peccatori.

L’alleanza di Dio è pensata da Dio per congiungere i dispersi. Norme e regole contrastanti non appartengono alla novità evangelica, norme e regole ostacolanti la comunione con i diversi-dispersi, perché poveri, ciechi, zoppi, storpi, lebbrosi, pubblicani, prostitute, stranieri, in una parola peccatori: qui invece abita il vangelo.

Giovanni vede questa prossimità di Dio, attraverso il Figlio, che mite ed umile sta in mezzo agli esclusi. Giovanni precorre andando al di là del fiume e scopre che l’agnello di Dio lo abita. L’agnello di Dio toglie il peccato del mondo perché ama il mondo. Abitando il cuore del mondo. I poveri peccatori.

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FONTETelegramChi è don Michele
Foto di Steve Haselden da Pixabay

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