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don Mauro Pozzi – Commento al Vangelo di domenica 9 Novembre 2025

L’anima del Tempio è la fede di chi lo tiene vivo. Senza i credenti ogni tempio è solo un edificio.
don Mauro

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Parrocchia S. Maria delle Grazie: IT09Y0871383900000000012977

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IL VALORE DEL TEMPIO

Nel IV secolo la chiesa, dopo 250 anni di persecuzioni, uscì dalla clandestinità e divenne il perno di un grande cambiamento religioso.

L’antica religiosità romana, ridotta ormai a un vuoto sincretismo, cedeva il posto al cristianesimo. Il palazzo del Laterano, proprietà della famiglia imperiale, divenne la residenza del papa e la basilica adiacente, la prima cattedrale del mondo. Fu una sorta di resurrezione dopo la passione dei tanti anni di oppressione e dolore.

Fino ad allora il tempio era soprattutto una dimensione spirituale, un edificio ideale fatto dai mattoni vivi dei fedeli, ora poteva assumere anche un aspetto visibile e monumentale. La chiesa è come un corpo vivo, dove la componente materiale e fisica, è sorretta e animata da un principio spirituale che dà vita.

Quando un uomo muore il suo corpo si decompone rapidamente, la materia senza lo spirito non si conserva. Così è per la chiesa, solo le pietre non bastano, ci vuole l’anima costituita dalla fede viva dei fedeli. Per cui noi celebriamo la chiesa madre di Roma non come un monumento, ma come il segno della presenza di Cristo nel mondo.

Il profeta Ezechiele ci dà un’immagine bellissima di ciò che il tempio deve essere. Dalla sua base nasce un fiume che dà vita e risana. Gerusalemme sorge su delle colline brulle e sassose, bruciate dal sole. Quell’aridità è guarita da queste acque fresche, profonde e piene di pesci. Le sponde del fiume diventano un giardino le cui piante non solo nutrono, ma guariscono. È un’immagine dello Spirito Santo che nel battesimo genera e alimenta i cristiani.

Se il tempio non è una sorgente è come una fontana senza acqua, un corpo senza un’anima. Quando Gesù arriva a Gerusalemme per la pasqua, trova poca devozione e tanto commercio. I sacrifici di animali erano una parte importante del culto. La gente che veniva da lontano non si portava dietro le vittime, ma le comprava sul posto.

Le monete romane che recavano l’effige dell’imperatore divinizzato, non potevano essere spese nel tempio, ma andavano cambiate con i sicli, la valuta locale. Ecco perché nel cortile esterno c’era tutto questo mercato. La dimensione materiale aveva preso il sopravvento.

Gesù caccia via tutti e rivendica con questo gesto così eclatante il primato dello spirito. Egli che è l’anima del nostro tempio esteriore e interiore, vuole dei fedeli autentici. Ci invita a scacciare senza pietà dal tempio del nostro cuore l’amore per i soldi e tutti quei desideri che impediscono allo Spirito di entrare. Ci chiede di dargli il posto che merita di avere.

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