L’immagine di un Gesù buonista al quale va bene tutto, viene duramente messa in crisi dalla parabola raccontata oggi da Matteo. Il Signore sa perfettamente che i capi d’Israele, siano essi sacerdoti farisei o anziani poco importa, sono il principale ostacolo al diffondersi dell’amore del Padre sul suo popolo.
Essi non vogliono convertirsi e le parole che il Signore rivolge loro otterranno al Figlio di Dio solo la fine della pietra rigettata dai costruttori che diviene testata d’angolo. Proprio come avverrà con la crocefissione e resurrezione al Calvario, sperone di roccia in una cava di pietra dismessa.
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Non saremmo buoni discepoli di Cristo, se leggessimo queste parole solo come dirette ai farisei. In realtà Cristo sta parlando a tutti coloro che detengono il potere: in particolare quello religioso, ma non solo. Avere la responsabilità dell’autorità significa un obbligo speciale verso i deboli e i poveri, ma questa missione molto spesso viene tradita per usare quella posizione a proprio beneficio.
Questa tensione risplende nell’asserzione conclusiva di Matteo, frase che per motivi di brevità non viene riportata nel brano letto in Chiesa: “Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro.Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta” (Mt 21, 45-46). Il popolo, sia quello antico che quello nuovo, riconosce lo splendore della verità ma chi governa non lo capisce e cerca solo di uccidere Gesù.
Significativamente il vangelo ci parla in maniera esplicita di un solo fariseo che si converte: Nicodemo (cfr Gv 3, 1-21). Gesù, in lui, indica il cammino di conversione di ogni uomo che possiede un potere per quanto piccolo. Costui deve rinascere, diventare piccolo come un bambino, lasciare le categorie rigide e il ruolo di esperto per lasciarsi generare da Dio. Nicodemo entra nel Vangelo di notte ma poi alla fine, in Giovanni 19, torna pubblicamente per la sepoltura di Gesù. Il suo è un percorso difficile ma meraviglioso che va dalla notte alla luce, da un sapere fatto di tante verità a un affidarsi alla Verità incarnata.
