Lo sguardo di Dio oltre i nostri confini
Un uomo e la sua vigna: piantata con cura, con sudore, con amore.
Lo vedo chino a togliere sassi dal terreno, a scavare buche, a togliere le erbacce sotto il sole cocente, le mani sporche di terra e graffiate. È la sua vigna, ne vede già i grappoli abbondanti, i chicchi succosi e dolci.
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Lavoro di contadino, sapienza difficile che consiste nel mettere le mani nel folto della vita, senza romperne i delicati equilibri, per contribuire a far nascere e a fiorire altra vita: è gesto e sguardo di Dio, che vede frutti quando ancora non ci sono.
Sguardo lungo, appassionato, uno sguardo che oltrepassa tutti i confini e limiti, che assomiglia ai sogni, sguardo di chi ama.
E quest’uomo parte e consegna la sua vigna a dei vignaioli che forse già da subito se ne sentono i soli padroni, dimenticando che quella vigna è stata loro solo affidata.
Affidata come a noi, vignaioli di questo tempo, è stata affidata: la nostra vita, il nostro tempo, i nostri figli, le nostre relazioni.
Ce ne sentiamo gli esclusivi padroni e anche noi, come quei vignaioli, ci schieriamo sulla difensiva a tutelare quel che crediamo essere la nostra proprietà. […] Continua a leggere su Avvenire.
