Portatori sani di semplicità
Ce ne vuole di umiltà per riuscire a vantarsi dell’insuccesso. Se non proprio dell’insuccesso, almeno di avere fallito con le persone che contano, che pensano di contare qualcosina: i grandi, i potenti, i colti, gli intelligenti.
Misurare la propria grandezza in base all’insuccesso è confessione di grandezza, l’ammissione che il vestito più elegante che uno possa indossare rimane la semplicità: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perchè hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» è la confidenza che non t’aspetterests che Gesù rivolge a suo Padre.
Lo ringrazia, sotto sotto, per non avere centrato l’obiettivo di farsi capire da chi si vantava di capire tutto al volo e di essersi fatto capire da coloro che la gente diceva che non capivano un fico secco, che erano delle capre in materia di intelligenza e di intuizione. I piccoli – più una misura di cuore che una questione di anagrafe o di statura – si lasciano dilatare il cuore dall’annuncio sorprendente del Vangelo; i grandi, invece, siccome pensano che non ci sia più nulla di nuovo che loro non sappiano già, rimangono murati nella loro patria mentale.
I contadini che dovevano difendersi coi denti dai latifondisti capivano molto bene il messaggio di Cristo: “Dio ti cerca, Dio ti trova, tu non te lo perdere altrimenti sei perso”. I latifondisti che stringevano il collo ai contadini, invece, ne bollavano le Sue parole come un dejà-vu: “Sappiamo già quello che ci vuol dire, sono sempre le solite cose: l’ascolteremo solo se non abbiamo nulla di più interessante da fare, eventualmente”.
Che poi, alla fine, avevano interesse i primi ad ascoltarlo e i secondi a fare orecchie da mercante: per il semplice era questione di salvezza quel messaggio divino, per il dotto era un gran pericolo. S’interessava assai dei problemi della gente il Cristo e si interessava gran poco delle questioni della religione con le suas esigenze.
Questo era il problema grosso: chi soffriva non soltanto Lo capiva ma anche lo cercava come una cerva anela all’acqua. Chi, invece, diceva di pregare mal lo sopportava per il semplice fatto che andava disgregando la loro immagine di Dio: “Dovrebbe essere molto più esigente, non perdonare tutto e tutti” andavano dicendo i dotti.
Non che a Lui andasse bene tutto: il peccato, a conti fatti, l’ha odiato così tanto che il Male non gli ha mai perdonato d’essere nato. Il fatto era che esigeva molto di più di quello che esigevano gli altri ma lo esigeva in maniera diversa: esigeva l’amore, senza il quale tutto il resto apparirà vestito di obbligo e d’ordinanza, non di semplicità.
Della serie che «nella casa di una famiglia felice, semplici stoviglie di ceramica risplendono più della giada» (proverbio cinese). Come per un uomo – le donne rovescino il mio esempio – non c’è nulla che intrighi l’immaginazione quanto una bella donna in un abito semplice, così per Dio nulla è più accattivante di un’anima che elimini il superfluo per lasciare parlare l’essenziale.
La semplicità non è una cosa affatto semplice: è la più difficile da copiare. Le persone semplici, però, le riconoscerai al volo: «La verità si ritrova nella semplicità, mai nella confusione» (I. Newton).
Un giorno, dunque, Cristo farà di tutto perchè il mondo non si vergogni del bambino ch’è dentro di lui. Lo suggerirà a gran voce: “Se non ritornerete come i bambini, il Regno dei Cieli manco con il binocolo lo vedrete” dirà senza la paura d’essere censurato.
Dove “ritornare” non è un invito a regredire sognando d’essere il Peter Pan dell’amore, ma ritrovare quell’ingenua freschezza, una sorta di nuovo modo di stare al mondo, rispetto a quale l’età dell’infanzia è soltanto un simbolo, il più evocativo dei simboli.
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Un invito a chiedere spiegazioni come le sanno chiedere i piccoli che sognano d’essere istruiti, non i grandi (come me) che chiedono per mostrare che sanno già tutto: i bambini, il più delle volte, non chiedono tanto per curiosità ma per sapere il motivo per il quale i grandi amano intricare così le cose. L’amore. I piccoli sono portatori sani di semplicità: quella cosa che fa diventare bellissime le persone.
Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte
