Le braccia di Maria
All’imbocco del Calvario si era tirata su le maniche, nel gesto di chi non ci pensa di mollare la presa. Era di quelle che, mentre stavano sgozzando Cristo, osservava «da lontano» (Mc 15,40) quell’atroce mattanza, divina esaltazione. Chi l’adocchiava, la chiamava col nome del suo amore: non più Maria, bensì la madre del Condannato.
Picchiavano il Figlio ma a patire le pene dell’inferno era sua madre. Che, in lontananza, con lo sguardo Gli mandava messaggi cifrati: “Accada quel che accada, Figliolo mio, il mio cuore sarà il tuo rifugio segreto. Le mie braccia restano casa tua”. Quelle braccia il Divin Condannato le conosceva a menadito, mai aveva perduto il brivido della pelle materna, ancora avvertiva certi giorni le carezze avute nella casa di Nazareth. “Mani delicate, braccia forti, baci lenti” scrisse a scuola Gesù in un tema dal titolo: “Descrivi la mamma”.
Con le braccia Maria preparò la strada al Figlio: l’accarezzò quand’era nel grembo, lo allattò in fase di nascita, lo tenne per mano mentre muoveva i primi passi, gli passava le assi di legno che le passasse a Giuseppe. Allungando il braccio gli indicava una strada, un campo di gigli, un’anima in difficoltà. La sera, quando rincasava dopo una giornata passata tra sinagoga, bottega e piazzetta, spesso l’abbracciava: “Si può anche bastare a se stessi, caro il mio Gesù: vuoi mettere, però, tornare a casa e trovare due braccia pronte a stringerti?” Lui, anima bella e selvaggia, a darle ragione: “Mamma, non trovo le parole giuste per dirti come mi senta a casa ogni volta che mi nascondo in un tuo abbraccio”. Cuori felici.
Mai Lo perdette di vista, soprattutto quando le chiese di andare dritto per la sua strada. Accettò, se ne fece una ragione, rimase sempre a debita distanza ma ad un tiro di sguardo: “Che se avesse bisogno, un attimo e lo raggiungo” era la sua ragione di vita. Quando uno degli amici lo tradì, rimase tutta la notte fuori dal cenacolo per vedere se ritornasse col volto pentito: aveva un abbraccio per Giuda tra le mani.
Sulla salita del Calvario, poi, soffrì come un cane nel sentirsi impotente in quella macelleria di odio: voler salvare qualcuno ma non poter farlo perchè Lui ti dice ch’è la strettoia attraverso la quale bisogna passare è tortura che rende invalida una leonessa ferita. Per amore, però, lo si fa. Invecchiava di dieci anni ogni volta che sentiva frustare il Figliolo, stava per esploderle il cuore quando Veronica porse il fazzoletto a Gesù – “Che ragazza quella! Il buon Dio la abbia in gloria: come se l’avesse fatto a me!” disse a Maria di Cleopa -, rischiò la paralisi quando Lo vide inchiodato al palo infame.
L’unico momento in cui le fu concesso di adocchiarlo tra la folla, ebbe la sensazione di udire le sue parole bambine: «Mi chiamano Gesù (…) di mio Padre e mia Madre, su questa croce / nelle notti d’estate, sento ancora la voce» (A. Venditti). Patì all’inverosimile nella visione di quella scena: “Fa male avere qualcuno nel cuore e non poterlo tenere tra le braccia, Salome” si confidò. La gente, diradatasi, le lasciò campo libero.
Allargò le braccia, era tutto quello ch’era in suo potere fare. Si accorse, dal fondo del sentiero, Giuseppe d’Arimatea. Chiese all’amico Nicodemo di trattare con Pilato: “Nella fossa comune non lo scaricano! Tutto sì, ma adesso basta!” E Pilato, cane vigliacco, mollò la presa: «Concesse la salma a Giuseppe» (Mc 15,45). Era ciò che i due amici ambivano: un sollievo per la Madre dell’amico.
Calatolo giù dalla croce, lo misero tra le braccia della Madre giusto il tempo che Michelangelo se ne accorgesse e abbozzasse il bozzetto della Pietà. Nicodemo lo tenne in bolla finchè Maria non se lo posizionò in grembo, come a Betlemme. Poi, sottovoce, tranquillizzò il suo Gesù: “In queste braccia puoi fermarti tranquillo e tremarci dentro. Sono le braccia di tua madre”. Ancora una volta è stata Lei a salvare il Figlio, come da Erode nella prima parte: non esiste altro modo per trascinar via qualcuno dal suo inferno che prenderlo tra le braccia e stringerlo forte al petto.
Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte
