don Marco Pozza – Commento al Vangelo di mercoledì 18 Febbraio 2026

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La (mia) Quaresima dell’anatra

In materia d’amore – anche mia la storia con Dio è d’amore – se li contassi mi risulterebbero più ultimi tentativi che prime volte.

Se mi venisse chiesto come prosegue la nostra storia (la mia con Dio) dovrei essere sincero: “A tentativi!” La vita stessa prosegue a tentativi.

Il mio Dio, che mai invecchia in amore, quando mi vede sul ciglio della resa, rilancia sempre: “Facciamo così: pensami come se fossi il terzo tentativo del PIN”.

La terza volta, lo sanno tutti, i polpastrelli fanno paura, hanno quasi paura di poggiarsi sullo schermo, la concentrazione è al massimo.

Satana, il nostro lurido antagonista, è sempre pronto all’umiliazione: “Un altro tentativo? – rinfaccia il primo giorno di Quaresima – Vanti innumerevoli tentativi di umiliazione e ci vuoi riprovare anche quest’anno?” il suo accento è suadente, sembra avere una certa credibilità – “Come dargli torto?” – ma quando sono sul punto di dargli retta, penso che, quella volta, quel calcio nel sedere mi ha spinto più avanti.

Anche inciampando, a pensarci, si fa un passo avanti. Lui, il diavolaccio, è sempre lì a ricordarmi l’umiliazione dell’insuccesso in materia di fede, io sempre lì a tradurre i suoi tentativi di umiliazione in tentativi d’irritazione: “Se fosse questa la volta buona?” gli ridico.

Sono decenni, ormai, che vivo la Quaresima come un equilibrista: costantemente in bilico, su un filo, tra tentativi e tentazione.

I primi li riconosco: son segnali di luce, è segnaletica del bene. Le tentazioni sono segnali di fumo: “Tanto fumo e poco arrosto” direbbe il nonno.

Mi diverto, quando le incontro, ad osservare le anatre: sono anni che le ho elette come modello di artigianato spirituale.

L’ultima volta una m’ha lasciato del buono negli occhi: mentre passeggiava con eleganza nel torrente, ogni tanto le capitava di mettere la testa sott’acqua, come se andasse a cercare un qualcosa che, da sopra, non si vedeva.

Non erano certo le briciole lanciate dai passanti: il loro peso impedisce d’andare in profondità. Eppure l’anatra tenne la testa sotto per un po’ di tempo, complemento di tempo continuato.

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Una volta riemersa, sembrava avere un altro sorriso, uno sguardo diverso, un’andatura più briosa.

Mi è sembrato, guardandola, di fare un collegamento interdisciplinare: «Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Nel segreto, sotto l’acqua, nelle profondità, oltre la superficie. Nessuno vede nulla, al punto che ci rinfacciamo la perdita di tempo.

L’anatra lo sa: lei depone le uova in silenzio, la sua rivale gallina le depone schiamazzando impazzita. La conseguenza è che il mondo mangia uova di gallina.

“Basta saperlo, esserne consapevoli e starci” mi direbbe l’anatra. Che, signorile, sott’acqua rema, sbatte, sgomita, sgobba, fatica ma tutto ciò che mostra è un volto sorridente: «Quando digiuni, profumati testa e lavati volto, perchè la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo ch’è nel segreto (…) Ti ricompenserà».

Piccoli tentativi ripetuti fanno un capolavoro.

Col profumo delle frittelle allo zabaione ancora nell’aria, è già tempo di una nuova Quaresima.

La tentazione è una gallina che schiamazza: «Non ha senso tentare. Non si possono credere cose impossibili» disse la bella Alice.

tentativi sono un’anatra che cova in silenzio: «Direi che non hai molta pratica. Quand’ero giovane, lo facevo sempre per mezz’ora al giorno – rispose la Regina – Alcune volte ho creduto fino a sei cose impossibili prima di colazione” (L. Carroll).

Il fatto che la scorsa Quaresima, nuotando, io abbia confuso la luna per un pesce e le altre anatre si siano messe a ridere guardandomi cercavo di prenderla, non è scusa valida per non pescare più pesci per paura di sbagliare: il rischio è quello di morir di fame.

Morire di disperazione è l’unica cosa che non vorrei. Nel nome dell’anatra, allora, mi faccio forza: se è vero che, da sopra l’acqua, sembra che abbia fatto poca strada, la fatica fatta sotto per nuotare è un tentativo che resta.

E l’ultimo tentativo, se è vero amore, sarà sempre il penultimo tentativo.

Buona Quaresima 2026

Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte

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