don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 22 Febbraio 2026

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Facile essere casti se non si è mai stati tentati

A chi non piacerebbe (siamo sinceri) un campo nel quale, gettando come fossero sementi alcune monete, potesse sorger di lì a poco un albero grondante denari? Di biasimare Pinocchio proprio non me la sento: con pochissimi denari, avrebbe potuto acquistare una ricchezza esorbitante in pochissimo tempo.

Ma, soprattutto, senza tanti sforzi. Non bastò, quella volta, il Grillo Parlante perché il burattino di legno non s’invischiasse negli imbrogli del Gatto e della Volpe che, apparendogli un po’ naif, gli avevano suggerito il da farsi: «Non ti fidar, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per il solito, o sono matti o sono imbroglioni» (C. Collodi).

Non si fida, Pinocchio: ho dato retta a troppe volpi per essere nelle condizioni di biasimarlo. Riconosco, però, che la finale non è delle migliori: se ne andò con in mano un pugno di mosche. La sua poca voglia di fare fatica, la tanta voglia di guadagnare molto facendo poco è stata l’esca con la quale il Gatto e la Volpe, mica due citrulli, gli hanno scrostato e sequestrato l’anima.

Dalla favola al Vangelo, la musica non cambia: Cristo, diversamente da Pinocchio, vuol lasciare un segno dove passa. Le scorciatoie, invece – lo sa bene – sono per chi non ama lasciare segni. Lui ha ancora la testa bagnata dall’acqua del fiume Giordano – dove suo cugino Lo ha battezzato non senza evidenti margini d’imbarazzo – che “va in ritiro” al pari di un fuoriclasse che ha bisogno di concentrarsi e affinare la preparazione in vista di una grande sfida.

Potrebbe andarsene in zone benessere, in uno di quei posti nati apposta per farti distendere. Sceglie, invece, d’andar a perfezionare la preparazione nel deserto: come Mosè, come Elia, come i grandi del passato che ammira assai. Nel deserto, si scelse lui menù e compagnia di allenamento: «Stava con le fiere» e lì dentro digiunò «quaranta giorni e quaranta notti». Dopo di che, com’è ovvio, «ebbe fame».

Della serie: “Carissimi i miei Pinocchio e don Marco, ci son molte scorciatoie per il fallimento ma non ce ne sono molte per il successo”. La dignità è una gran fatica, la volgarità è una bella vergogna. Aveva le idee chiare e ben distinte: siccome voleva combattere le forze del male, la sua prima sfida non fu quella d’insegnare come si fa a filosofare sul male ma di andar nella sua terra, squadrarlo bene in faccia, lasciargli esporre le sue proposte indecenti e poi – solo dopo aver mostrato che non attecchiscono su di lui – regalargli una bella sghignazzata.

Nelle acque del Giordano ricevette la conferma della sua identità, di quanto valeva agli occhi di Dio: nel deserto allena il suo vigore e perfeziona la sua sfida. Nel Vangelo il segnale “Divieto di scorciatoia” è affisso dappertutto: nessuno potrà venire incoronato se prima non avrà lottato. È tipico dei disegni di Dio – verrebbe da dire ch’è “nei” disegni di Dio – perfezionare i suoi gladiatori attraverso la prova, esponendoli alla tentazione, mandandoli dentro il rischio per rafforzare le ossa.

Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte

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