don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 12 aprile 2026

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Tutti chiusi in canonica

Prima di domenica, già da giorni Nostro Signore aveva iniziato a suonare i campanelli delle case degli amici. Non era un gioco: suonare e poi scappare. La sua, di farsi trovar sottocasa, era una dichiarazione d’amore, l’ennesima:

“Ve lo avevo detto: eccomi qui, sono risorto!” Felicissimo, Lui, d’aver mantenuto la sua promessa entro lo scadere della vita. Suonando i campanelli, ne sentì e ne vide di tutti i colori: una lo scambiò addirittura per il giardiniere, altre tre lo bloccarono cingendogli i piedi, altri lo confonderanno coi fantasmi. Credere alle sfighe e alle disgrazie è l’ovvietà del quotidiano, lo si fa facilmente: credere alla gioia, invece, è arcigno, pure apparendo un paradosso.

Che quella di «otto giorni dopo» fosse un’assenza giustificata (dai genitori) o di quelle ingiustificate che complicano un curriculum scolastico, i Vangeli non lo dicono: si limitano a dire che «Tommaso non era con loro quando venne Gesù». I più acidi dicono che aveva fatto presto a dimenticarsi del Maestro, altri penseranno fosse andato a fare commissioni o la spesa. Altri ancora (tra i quali il sottoscritto) amano pensare che l’aria fosse pesante in quella sorta di canonica:

“Quant’era bello quando c’era lui. Una volta sì che la gente ci ascoltava. Se potessimo tornare indietro. Il mondo è senza più Dio: brutto, cattivo, avverso”. Avendone le scatole piene, Tommaso andò a fare respirare il cuore in affanno.

Nel frattempo, «”Pace a voi!”»: ritorna l’amico dalla tomba e li rincuora. Suona il campanello, si apre Lui la porta, si fa riconoscere e «i discepoli gioirono al vedere il Signore». Gioirono, un po’ meschini, anche del fatto che Tommaso, giusto un attimo prima, si era arreso allo sconforto. “Ben gli sta – avrà pensato qualcuno -: bastava solo aspettare qualche giorno”. Facile.

Il Risorto, da Pasqua in poi, suonerà sempre due volte: anche tre, quattro, cinque, infinite volte. Suonerà, busserà, darà segnali, s’imboscherà, s’inventerà mille astuzie. Ci sarà sempre ancora un Tommaso da ritornare a confortare per rifinire il lavoro: «Se non vedo (…) se non metto (…) non credo». Lui voleva l’evidenza assoluta, non gli era sufficiente il racconto di qualcuno, pure amico: era troppo lo struggimento per l’Amore defunto.

Pur fidandoci di qualcuno che lo ha incontrato, ancora oggi ci si augura di far esperienza diretta del Risorto, della risurrezione. Tommaso non è cattivo, incerto, menefreghista: è l’amante deluso che, per ritornare a credere, ha bisogno di un segnale fortissimo, quanto meno di pari intensità della botta ricevuta. Nessun problema per l’Amore: «Metti qui il tuo dito (…) tendi la tua mano, mettila nel mio fianco». Ai Dieci che si sono fatti trovare in casa, regalò loro la pace, a Tommaso la pace assieme alle ferite.

Che per Cristo rimangono la parte migliore, più bella della sua pelle: “Vedrete quanti sorrisi potranno contenere le mie ferite” avrà bisbigliato ai Dieci mentre tornava per trovare Tommaso. Non sorride l’ultimo apostolo: «Ride delle cicatrici chi non ha mai avuto una ferita» (W. Shakespeare). Se, invece, darai alle ferite il giusto tempo di guarire, togliere la crosticina diventerà piacevolissimo. Sentilo: «Mio Signore e mio Dio». S’accorge, senza nemmeno metter dito o mano, che quella cicatrice è il postumo della parola che si è fatta carne. Dell’amore mantenuto.

Paga un piccolo dazio, Tommaso: Cristo si augura che i successori non lo costringano sempre a dimostrare di non essere bugiardo. Che imparino a fidarsi della testimonianza altrui, di chi l’ha annusato sulla pelle: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto». Resta il fatto che in canonica a Gerusalemme ci abita il mondo intero: ci son quelli che non crederanno neanche dopo aver visto, quelli che crederanno solo quando vedranno.

C’è anche chi è pronto a credere senza per forza avere visto. Come Noè che, senza vedere una goccia d’acqua, iniziò a costruire l’arca in pieno deserto, col sole a picco e tutti a ridergli dietro. Divenne santo, comunque, Tommaso, nonostante questa assenza in canonica: santo per avere toccato un uomo e averlo creduto Dio. Il suo Gesù risorto.

Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte

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