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don Marco Pozza – Commento al Vangelo di domenica 11 ottobre 2026

Se devi tenere il muso lungo era meglio se stavi a casa tua

Poteva trasformarsi in una delusione, una delle più grandi delusioni della vita di quel bambino: c’è qualcosa di più infausto, per l’animo di un bambino, di vedersi rispedire al mittente un invito al proprio compleanno?

Peggio: di vedere che i suoi amici, dopo avere confermato la loro presenza, non si presentano nel luogo della festa?

«Poteva essere un disastro, un compleanno senza invitati e invece l’umanità ha fatto la differenza e il festeggiato è diventato il bambino più felice del mondo» racconta l’animatore ch’era ingaggiato per mantenere in piedi la baracca dei festeggiamenti.

E che, geniale, in quattro e quattr’otto – vedendo il “pacco” tirato dagli invitati – con un messaggio last-minut pubblicato sui social – aveva lanciato un messaggio pieno di umanità: a chiunque fosse libero in quel momento, chiedeva di giungere il prima possibile il parco per evitare che un bambino festeggiasse da solo il compleanno.

E’ bastato poco perchè una festa rovinasse: è bastato pochissimo perchè quella festa a Monfalcone diventasse il momento memorabile di una comunità: «Tra i momenti più emozionanti di quel giorno – scrive un quotidiano della zona – c’è stata la visita dei Vigili del Fuoco che hanno voluto salutare il piccolo, contribuendo a rendere ancora più festosa la giornata».

Basta poco, certi giorni, per fare di una festa una disfatta: basterà poco, in quegli stessi giorni, evitare una disfatta con un lampo di fantasia.

Anche nei Vangeli c’è un Bambino avvilito: il Bambino di Betlemme è sì diventato Uomo – un bell’Uomo, «il più bello tra i figli dell’uomo, sulle cui labbra è diffusa la grazia» (Sal 44,3) – ma non si è mai scordato di custodire il bambino ch’è stato una volta.

Anche Cristo, un giorno, manda un invito per la sua festa: «Ecco, ho preparato il pranzo (…) Venite alle nozze!» Basterebbe essersi affacciati anche solo una volta sui paragrafi dei Vangeli per capire che il Dio cristiano è un Dio che senza la festa non vive: i Vangeli sono tempestati di feste, banchetti e botti di vino buono.

Tolta la festa, il Vangeli si scioglie come neve al sole: «Una volta volevo diventare ateo ma ci ho rinunciato perchè non hanno feste gli atei» (H. Youngman).

Eppure, spediti gli inviti scritti a mano, anche Dio s’incanta: «Quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li bastonarono, li uccisero».

Basta poco, basta pochissimo per abbassare le tapparelle della delusione nel cuore di quel Bambino ch’è Dio.

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Sembra ci sia sempre una scusa pronta per rifiutare il suo invito a fare festa con Lui la domenica: il parroco noioso, la chiesa di paese che delude, il prete che è un gran disgraziato, il fatto che di domenica bisogna tagliare l’erba.

Il fatto che, la domenica, conviene riposare in vista del lunedì laborioso.

Dio, intanto, ha già preparato la sala, fatto arrivare il Pane, ordinato il Vino pregiato.

Ci ripensi, non ti presenti, stai a letto? “Tu non sei nessuno per impedirmi di fare festa! Io la mi festa la farò comunque” rilancia.

Eccolo, allora, che scatena i servi come delle truppe inferocite: «Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze».

Non andarci e pensare che senza di te la festa non sarà imbastita è credersi più potenti di Dio: “Ma la festa oggi si farà!” annuncia.

Accesa la festa, entra anche il Dio Bambino in sala e, in sala, «scorse uno che non indossava l’abito nuziale».

Certo: si può anche andare ad una festa ed essere tristi, svogliati, senza sorriso.

Ci sta, ci sta anche che all’invitato l’anima se ne vada a finire sotto i tacchi delle scarpe: «Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?»

Senza il vestito del sorriso, Dio è come noi: “Piuttosto di venire controvoglia, potevi startene a casa, se è un peso così grande esserci al tavolo!”

Neanche fare i compiti per casa basterà mai a Dio che, quando entra in chiesa e ci vede annoiati chi chiede come mai non indossiamo «l’abito nuziale» della gioia.

Colpisce, affonda da toglierci le parole di bocca «Quello ammutolì».

Di cose da dire, a quel punto, non ce ne sono proprio. Colpiti e ammutoliti.

Buona giornata, buona meditazione: “Amico, come mai sei entrato in chiesa senza sorriso sul volto?»

Per gentile concessione di don Marco Pozza – Fonte