Un corpo fragileโจรจ il โnidoโโจdi Dio
Oggi Gesรน entra nel tempio non come spettatore e neppure come un devoto distratto, ma come un figlio indignato, scandalizzato nel vedere la sua casa trasformata in un mercato.
Me lo immagino con lo sguardo che si accende e le mani che sferzano; improvvisi e potenti sono i suoi gesti: tavoli rovesciati, monete che rotolano a terra, colombe che volano via. Potrebbe sembrare violenza cieca, ma รจ invece passione per ciรฒ che รจ autentico e che รจ stato degradato.
Porta aria in quel tempio Gesรน, porta il suo respiro puro, vero, originario: libera lo spazio sacro dalle logiche del calcolo; ribalta i nostri compromessi; ci ricorda che tutto ciรฒ che รจ sacro non si compra e non si vende. ร gratis, come lโamore del Padre. Gesรน fa spazio, riapre tutti i varchi, ogni piรน stretto passaggio affinchรฉ lโincontro con Dio non sia filtrato dal denaro, dal potere, dal possesso e non sia piรน sottomesso alle nostre logiche economiche.
Libera Dio dalle gabbie in cui lo abbiamo chiuso, anche la gabbia fatta dalle mura di un tempio, di una cattedrale, di una chiesa. Dio รจ il vento che non si lascia intrappolare. E cosรฌ le pietre diventano inutili, anche quelle che ci sono volute per costruire il tempio in tutto il suo splendore. Basta un corpo, fragile e amato, fatto di carne e di storia.[…] Continua a leggere su Avvenire.
