Disarmati ma forti: il Regno è vicino
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra […]»
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E si avviano, a due a due, spogli di tutto. Se ne vanno allegri e leggeri con in cuore un solo messaggio da ricordare, una sola parola: “Pace”, non filosofie, non astrusi discorsi sulle prove dell’esistenza di Dio. Solo quella pace che avevano sentito bruciare dentro ascoltando il Maestro, quel tepore dolce che avevano assaporato e in cui vien sempre voglia di sostare all’infinito.
Senza denaro, senza provviste, senza quei sandali che possono far camminare due metri in più: non servono queste cose, non sono loro a dare forza, conforto o rifugio; meglio lasciarsi trasportare dall’onda di Gesù, fare affidamento su di Lui. Insieme per le strade del mondo, non c’è da inventare nulla, c’è solo da abitare la vita: “Andate per le strade, camminate con la gente, osservate i volti, entrate nelle case, ascoltate il cuore della gente.
A mani vuote e insieme, a due a due.” Nel libro del Qohelet al capitolo 4,9-12 è scritto che è sempre meglio essere in due: se uno cade l’altro lo rialza; se arriva un nemico in due possono resistere; in due, inoltre, ci si scalda meglio. E termina, un po’ a sorpresa, dicendo: «E una corda a tre capi non si rompe tanto presto».
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