Lo sguardo del Maestro alla ricerca degli ultimi
Dicono che l’amore sia visionario, che faccia vedere agli occhi innamorati una versione dell’amato trasfigurata, tratteggiata solo sulla perfezione e sulla bellezza; come se l’amore forzasse la realtà e riuscisse a scovare cose che tutti gli altri non vedono.
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Dove lo sguardo distratto si ferma solo in superficie, lo sguardo innamorato penetra invece nei recessi nascosti, nelle profondità ancora ignote e da svelare, in quelle zone che non si sa di possedere, ma che stanno là, come promesse di pienezza, come un tesoro nascosto.
Di fonte ad una massa di poveri scalcagnati, ad una ciurma di reietti maleodoranti e sbrindellati, gli occhi innamorati del Maestro, “alzàti su di loro”, vedono sorrisi e pance piene, piedi che danzano e aria pura che entra nei polmoni.
Come gli saranno brillati gli occhi a quel Dio capace di vedere oltre le apparenze e come saranno brillati gli occhi a quei poveracci che si sono sentiti chiamare beati: ma parla di me? Proprio di me che sono distrutto dal dolore, che sono vittima di violenza, oppresso dall’ingiustizia, angosciato dalla solitudine, affamato di pane e dignità? Possibile che si stia rivolgendo proprio a me?
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