don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 5 Febbraio 2024

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Il primo luogo in cui facciamo esperienza di Cristo รจ la nostra debolezza, la nostra malattia, la nostra mancanza:

โ€œdovunque giungeva, in villaggi o cittร  o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivanoโ€.

Credo che il motivo sia evidente: quando siamo deboli, feriti, mancanti, ci accorgiamo di non bastare a noi stessi, ci accorgiamo della menzogna dellโ€™autosufficienza.

Il male insiste nel volerci convincere interiormente che saremo davvero liberi quando non avremo bisogno di nessuno, ma una persona รจ davvero libera quando accetta di avere sempre bisogno degli altri per poter essere se stessa, per poter amare, per poter affrontare la vita.

Finchรฉ lโ€™uomo non fa pace con la sua creaturalitร  allora giocherร  sempre a fare Dio. E facendo questo gioco sperimenterร  presto che ci si puรฒ far male. รˆ questo forse il motivo per cui quando stiamo bene, quando abbiamo la salute, quando le cose girano per il verso giusto ci prende subito la tentazione di poter mollare le relazioni, la preghiera, gli altri.

Essere umili significa capire che ogni nave ha bisogno della sua ร ncora, del suo timone, della sua vela, altrimenti non รจ piรน una nave che va da qualche parte, ma solo una nave alla deriva.

In questo senso dobbiamo imparare a guardare con occhi nuovi anche i nostri periodi di crisi, perchรฉ ci ricordano davvero dellโ€™essenziale di cui abbiamo bisogno.

Fonte

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Autore: don Luigi Maria Epicoco
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