HomeVangelo della Domenicadon Lucio D'Abbraccio - Commento al Vangelo del 24 Marzo 2024

don Lucio D’Abbraccio – Commento al Vangelo del 24 Marzo 2024

Commento al brano del Vangelo di: Mc 14,1-15,47

Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!

Con i simboli delle palme e dei rami d’ulivo il pensiero corre subito alla folla che stese i propri mantelli sulla strada, mentre gli altri tagliavano rami dagli alberi, e li stendevano sulla strada. È l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, secondo il Vangelo di Matteo (cf Mt 21,8), con rami verdeggianti («fronde tagliate nei campi» secondo Marco 11,8) che nel Vangelo di Giovanni diventano «rami di palme» (cf Gv 12,13), mentre l’Apocalisse ci ricorda che «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua…, avvolti in vesti candide, tenevano rami di palma nelle loro mani» (cf Ap 7,9).

Ebbene, la liturgia, in questa domenica, detta Domenica delle Palme e della Passione del Signore, prima della celebrazione eucaristica, ci ha fatto commemorare l’ingresso del Signore in Gerusalemme. Dopo la monizione il sacerdote dice l’orazione e benedice i rami [d’ulivo] e, al termine di essa, asperge i rami con l’acqua benedetta.  Inoltre, al posto del Vangelo, è stata letta la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Al termine del drammatico racconto della Passione, l’evangelista Marco annota: «Il centurione, che si trovava  di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo disse: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!”».

- Pubblicità -

Non può non sorprenderci la professione di fede di questo soldato romano, che aveva assistito al succedersi delle varie fasi della crocifissione. Quando le tenebre della notte si apprestavano a scendere su quel Venerdì unico nella storia, quando ormai il sacrificio della Croce si era consumato e i presenti si affrettavano per poter celebrare regolarmente la Pasqua ebraica, le poche parole, carpite dalle labbra di un anonimo comandante della truppa romana, risuonarono nel silenzio dinanzi a quella morte molto singolare.

Questo ufficiale della truppa romana, che aveva assistito  all’esecuzione di uno dei tanti condannati alla pena capitale, seppe riconoscere in quell’Uomo crocifisso il Figlio di Dio, spirato nel più umiliante abbandono. La sua fine ignominiosa avrebbe dovuto segnare il trionfo definitivo dell’odio e della morte sull’amore e sulla vita. Ma così non fu! Sul Golgota si ergeva la Croce da cui pendeva  un uomo ormai morto, ma quell’Uomo,  precisa l’evangelista, era il “Figlio di Dio”, come ebbe a confessare il centurione.

La professione di fede di questo soldato ci viene riproposta ogni volta che riascoltiamo il racconto della Passione secondo Marco. Quest’oggi anche noi, come lui, ci soffermiamo a fissare il volto esanime del Crocifisso. Abbiamo rivissuto, attraverso la lettura della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, la vicenda tragica di un Uomo unico nella storia di tutti i tempi, che ha cambiato il mondo non uccidendo gli altri, ma lasciandosi uccidere appeso ad una croce. Quest’Uomo, apparentemente uno di noi, che mentre viene ucciso perdona i suoi carnefici, è il “Figlio di Dio”, che – come ci ricorda l’apostolo Paolo – «pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini… umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (II Lettura).

- Pubblicità -

La dolorosa passione del Signore Gesù non può non muovere a pietà anche i cuori più duri, poiché costituisce l’apice della rivelazione dell’amore di Dio per ciascuno di noi. Osserva san Giovanni: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (cf Gv 3,16). È per amore nostro che Cristo muore in croce! Lungo il corso dei millenni, schiere di uomini e donne si sono lasciati affascinare da questo mistero e hanno seguito Lui, facendo a loro volta, come Lui e grazie al suo aiuto, della propria vita un dono ai fratelli.

Sono i santi ed i martiri, molti dei quali restano a noi sconosciuti. Anche in questo nostro tempo, quante persone, nel silenzio della loro quotidiana esistenza, uniscono i loro patimenti a quelli del Crocifisso e diventano apostoli di un vero rinnovamento spirituale e sociale! Cosa sarebbe l’uomo senza Cristo? Osserva sant’Agostino: «Ti saresti trovato sempre in uno stato di miseria, se Lui non ti avesse usato misericordia. Non saresti ritornato a vivere, se Lui non avesse condiviso la tua morte. Saresti venuto meno, se Lui non fosse venuto in tuo aiuto. Ti saresti perduto, se Lui non fosse arrivato» (Discorso 185,1). Perché allora non accoglierLo nella nostra vita?

Fermiamoci, in questa Domenica delle Palme e della Passione del Signore, a contemplare il Suo volto sfigurato: è il volto dell’Uomo dei dolori, che si è fatto carico di tutte le nostre angosce mortali. Il suo volto si riflette in quello di ogni persona umiliata e offesa, ammalata e sofferente, sola, abbandonata e disprezzata. Versando il suo sangue, Egli ci ha riscattati dalla schiavitù della morte, ha spezzato la solitudine delle nostre lacrime, è entrato in ogni nostra pena ed in ogni nostro affanno.

Mentre svetta la Croce sul Golgota, lo sguardo della nostra fede si proietta verso l’alba del Giorno nuovo ed assaporiamo già la gioia e il fulgore della Pasqua. «Se siamo morti con Cristo, – scrive san Paolo – crediamo che anche vivremo con lui» (cf Rm 6,8). Con questa certezza continuiamo il nostro cammino. Domani inizierà la settimana santa, nella quale siamo chiamati a ripercorrere con Cristo, giorno per giorno, i momenti culminanti della sua passione e morte, per giungere con cuore rinnovato alla sua risurrezione. La settimana santa non è semplicemente un momento importante dell’anno liturgico, ma è la sorgente di tutte le altre celebrazioni dell’anno. È la settimana che racconta la totalità e fedeltà dell’amore del Padre che ci dona il Figlio. Gesù, vivendo la «sua passione», non guarda solo la nostra povertà di uomini «allo sbando», ma se ne fa carico per riportarci alla pienezza della vita, attraverso la sua morte in croce, unica via per il dono della risurrezione.

Fin d’ora preghiamo insieme con Maria, la Vergine Addolorata, e invochiamo la sua materna intercessione affinché ci insegni l’amore con cui dobbiamo seguire Gesù in questa settimana santa e in tutta la nostra vita. Amen! 

Fonte

Don Lucio D’Abbraccio

Di don Lucio, puoi acquistare:

Articoli Correlati