E se quellโuomo fossi io?
Quante volte nei Vangeli sentiamo porre a Gesรน delle domande. Alcune nascono da un cuore sincero, che cerca luce; altre, come quella che abbiamo ascoltato oggi, nascono da unโintenzione meno limpida: ยซun dottore della Legge si alzรฒ per mettere alla prova Gesรนยป. Questโuomo non vuole tanto una risposta per la sua vita, quanto saggiare la sapienza del Maestro, forse metterlo in difficoltร . ร una dinamica che, se siamo onesti, conosciamo bene anche noi, non รจ vero? A volte parliamo non per capire, ma per avere ragione, per confermare le nostre idee.
Gesรน, con la sua sapienza divina, non cade nel tranello. Non risponde con un trattato teorico su chi sia il ยซprossimoยป. Invece, ribalta la domanda e racconta una storia. Una storia cosรฌ semplice e potente che, dopo duemila anni, รจ ancora capace di scuotere le nostre coscienze.
Immaginiamo la scena. Una strada in discesa, da Gerusalemme a Gerico. Una via solitaria, polverosa, piena di insidie, percorsa da chiunque, proprio come le strade che anche noi attraversiamo ogni giorno: le fatiche, le relazioni, i giorni bui e quelli di luce. Su questa strada, un uomo viene assalito, picchiato, derubato e abbandonato mezzo morto. Non ci viene detto il suo nome, nรฉ chi fosse. ร un uomo qualsiasi. Uno qualunque. Potremmo essere noi.
E pensiamoci un attimo. Quellโuomo mezzo morto sulla strada siamo noi ogni volta che la vita ci mette in ginocchio. Quante volte ci siamo sentiti anche noi come quellโuomo ferito? Magari non colpiti da mani violente, ma trafitti da parole dure, da solitudini che pesano, da ingiustizie che ci hanno lasciato a terra. Quellโuomo siamo noi ogni volta che la vita ci mette in ginocchio. Ma quellโuomo รจ anche chi ci sta accanto: il genitore anziano che ha bisogno di ascolto e pazienza, il vicino che evitiamo da anni, il collega a cui non rivolgiamo piรน parola, il parente con cui abbiamo litigato e a cui non abbiamo piรน aperto il cuore.
E mentre quellโuomo giace a terra, passano due figure religiose: un sacerdote e un levita. Vedono โ il Vangelo รจ chiaro: ยซlo videroยป โ ma passano oltre. Non per distrazione, ma forse per paura: di contaminarsi, di perdere tempo, di finire nei guai. Forse avevano delle buone giustificazioni, forse stavano andando al tempio per svolgere il loro servizio. Ma Gesรน รจ chiaro: una religione senza caritร รจ una religione vuota. Quante volte anche noi, presi dalle nostre cose da fare โ le preghiere, le pulizie, gli impegni in parrocchia โ rischiamo di non vedere chi ha bisogno? Dimentichiamo che la preghiera piรน gradita a Dio รจ spesso quella fatta con le mani che servono e con il cuore che si ferma. ร facile voltarsi dallโaltra parte, proprio come fece il sacerdote, come fece il levita. La tentazione di passare oltre, di โnon vedereโ, รจ sempre presente, soprattutto quando ci troviamo di fronte a situazioni che ci mettono in difficoltร .
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Poi arriva un Samaritano. Per gli ebrei dellโepoca, un Samaritano era uno โsbagliatoโ, un eretico, un nemico da cui stare alla larga. Eppure รจ proprio lui, lo โstranieroโ, che si ferma. Il Vangelo usa un verbo bellissimo: ยซne ebbe compassioneยป. Non una semplice pena, ma una compassione profonda, che nasce dal cuore e porta allโazione. Si avvicina, fascia le ferite, versa olio e vino, lo carica sulla sua cavalcatura e lo porta in una locanda. Si prende cura di lui. Paga per lui. E promette di tornare.
SantโAmbrogio e altri Padri della Chiesa vedevano nel Samaritano la figura di Cristo. Gesรน รจ colui che, vedendo lโumanitร ferita dal peccato e dalla sofferenza, non รจ passato oltre. Si รจ fermato, si รจ chinato, ha preso su di sรฉ il nostro dolore. Ha versato su di noi lโolio della consolazione e il vino della speranza โ i sacramenti della grazia โ e ci ha affidati alla Chiesa, quella locanda, come diceva SantโAgostino, dove possiamo essere curati in attesa del suo ritorno.
E allora la domanda finale non รจ piรน: ยซChi รจ il mio prossimo?ยป, ma: ยซDi chi mi faccio prossimo io, oggi?ยป. Non si tratta di scegliere chi โmeritaโ il nostro amore, ma di imparare a diventare noi stessi persone che si fanno vicine, che si prendono cura. Il prossimo non si cerca, si diventa.
Alla fine, Gesรน chiede al dottore della Legge: ยซChi di questi tre ti sembra sia stato prossimo?ยป. E quello risponde: ยซChi ha avuto compassione di luiยป. Allora Gesรน conclude con un invito che rivolge oggi a ciascuno di noi: ยซVaโ e anche tu faโ cosรฌยป.
Ricordiamoci da dove tutto รจ partito: un uomo ha chiesto a Gesรน cosa fare per ereditare la vita eterna. E Gesรน ha risposto raccontando una storia che parla di occhi che vedono, di cuori che si commuovono, di mani che si sporcano per amore. La vita eterna comincia qui, quando impariamo ad amare come Lui.
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Uscendo da questa chiesa non portiamoci via solo una bella storia. Portiamoci via un impegno. Ognuno di noi, questa settimana, scelga una persona che giace sul ciglio della sua strada. Non servono grandi gesti. Basta quella telefonata che rimandiamo, quel messaggio per chiedere โcome stai?โ, quel perdono donato anche se costa fatica. Impariamo a farci prossimo per gli altri. Ogni volta che scegliamo di fermarci, ogni volta che superiamo lโindifferenza o la pigrizia, stiamo compiendo un gesto di Vangelo vivo.
In questo cammino non siamo soli. Abbiamo accanto a noi Maria, Madre della Misericordia. Lei non รจ passata oltre davanti al bisogno di Elisabetta, ma si รจ messa in viaggio โin frettaโ. Lei รจ rimasta ai piedi della Croce, accanto al Figlio ferito, immagine di tutta lโumanitร sofferente. Affidiamole il nostro cuore, perchรฉ ci renda capaci di vedere, di avere compassione e di fermarci per amare. Con il suo aiuto, potremo diventare anche noi, nel silenzio della nostra quotidianitร , buoni samaritani sulle strade del mondo. Amen!
Per gentile concessione di don Lucio, dal suo blog.
Chi รจ Don Lucio D’Abbraccio?
Don Lucio D’Abbraccio
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