Il Vangelo di questa domenica ci conduce a tavola, precisamente ย nella casa di un fariseo che invita Gesรน. Colpisce subito il clima: ยซstavano ad osservarloยป. Non รจ lo sguardo limpido di chi desidera imparare, ma quello sospettoso di chi teme di essere messo in discussione.
In questo contesto di diffidenza, Gesรน compie un gesto di misericordia: guarisce un malato, in giorno di sabato, provocando il silenzio imbarazzato dei presenti. ร come se dicesse che nessuna regola, nessuna convenzione, puรฒ avere la precedenza sullโamore. Poco dopo, osservando i convitati che si affannano per conquistare i posti migliori, Gesรน racconta una parabola che diventa uno specchio della nostra vita. Quante energie investiamo per farci notare, per emergere, per arrivare โpiรน in altoโ!
Eppure, lโesperienza insegna che lโambizione non sazia mai: chi corre dietro al potere o al prestigio resta sempre con un vuoto interiore. Perfino quando si raggiunge ciรฒ che si รจ tanto desiderato, arriva il giorno in cui lo si perde. Tutto ciรฒ che รจ terreno รจ precario. Gesรน ci propone,ย invece,ย unโaltra logica: ยซChi si umilia sarร esaltatoยป.
Non รจ un semplice invito al buon comportamento, ma unโindicazione teologica profonda: lโumiltร รจ la via stessa di Cristo. Come scrive Paolo ai Filippesi, Egli ยซsvuotรฒ se stesso, facendosi obbediente fino alla morte di croceยป; ed รจ proprio per questo che il Padre lo ha innalzato. Lโumiltร non รจ strategia, รจ amore che si dona. Infine, Gesรน rivolge uno sguardo al padrone di casa: non invitare chi puรฒ ricambiare, ma i poveri, gli esclusi, coloro che non hanno nulla da darti.
Lรฌ si misura la purezza delle motivazioni: non calcolo, non convenienza, ma gratuitร . La ricompensa non รจ il contraccambio umano, ma la gioia eterna che Dio dona a chi vive secondo il Vangelo. Questa Parola ci invita a guardare in alto, senza lasciarci sedurre dalle logiche del potere o del prestigio. ร un richiamo a โcercare le cose di lassรน, non quelle della terraโ (Col 3,1-2). Solo cosรฌ il cuore trova pace: non nei primi posti davanti agli uomini, ma nellโultimo posto accanto a Cristo.
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Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.
