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Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 28 giugno 2026

Il Vangelo di questa domenica ci mette davanti a una delle affermazioni più esigenti di Gesù: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me”. Sono parole che possono sembrare dure, ma che in realtà custodiscono un messaggio profondamente liberante. Cristo non chiede di amare meno la propria famiglia o le persone care, ma di essere il fondamento di ogni autentico amore.

Quando il Signore occupa il primo posto nel nostro cuore, gli affetti non vengono impoveriti, ma purificati e rafforzati. Solo chi ha imparato ad amare come Cristo è capace di un amore che sa perdonare, servire e donarsi senza cercare continuamente se stesso.

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Siamo degni di essere cittadini del Regno? Abbiamo già ricevuto una dignità unica e inviolabile, quella di essere persone e poi, ancor più, figli di Dio. È importante riconoscere però che se questi doni non vengono messi a frutto, essi non significano automaticamente “essere degni” del Regno. Bisogna rispondervi sempre di nuovo con coerenza e totalità.

Il Vangelo affronta poi il tema della croce. Gesù non invita i suoi discepoli a cercare la sofferenza, ma a non fuggirla quando essa entra inevitabilmente nella vita. Ogni uomo e ogni donna porta una croce: una malattia, una preoccupazione familiare, la solitudine, le difficoltà economiche, le incertezze del futuro, le contrarietà di un ambiente difficile o persino ostile. La vera differenza non è tra chi ha una croce e chi non ce l’ha, ma tra chi la porta da solo e chi la porta con Cristo.

La fede non elimina le prove della vita; dona però la certezza che il Signore non abbandona mai i suoi figli e che – come Lui – neppure noi siamo soli a portare quella croce: c’è sempre un Cireneo o una Veronica, pronti a condividerne il peso con noi. Il problema è che a volte siamo così concentrati a fuggire, che non ci rendiamo conto di queste presenze.

Gesù, poi, conclude il suo insegnamento con un’immagine sorprendentemente semplice: un bicchiere d’acqua fresca offerto a uno dei più piccoli. È il richiamo a quella “santità della vita quotidiana” che si costruisce attraverso gesti spesso nascosti, ma pieni di carità: una parola di incoraggiamento, una visita a una persona sola, un perdono donato, un ascolto paziente, una mano tesa verso chi è nel bisogno. Il Regno di Dio cresce proprio così, nella fedeltà delle piccole cose vissute con grande amore.

Il Vangelo di questa domenica lascia a ciascuno tre domande che meritano di accompagnare la nostra preghiera durante la settimana: chi occupa realmente il primo posto nel mio cuore? Quale croce il Signore mi chiede di portare con fiducia? Chi è oggi la persona alla quale posso offrire il mio “bicchiere d’acqua fresca”?

È nella risposta a queste domande che il Vangelo cessa di essere soltanto una pagina da ascoltare e diventa vita da vivere. Perché il Regno di Dio non comincia domani: comincia oggi, ogni volta che Cristo diventa il centro del nostro cuore e impariamo a riconoscere il suo volto nei fratelli più piccoli.

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.