Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 26 Giugno 2022

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Senza tentennamenti

L’apertura del brano evangelico di questa domenica, a dire degli studiosi del Vangelo secondo Luca, rappresenta un punto cruciale per la narrazione della vicenda di Gesù. In questo passo si può contemplare la ferma determinazione di Gesù di realizzare la volontà del Padre: Egli “indurì il suo volto”, è l’espressione greca, usata per dire che Egli prese la ferma decisione di mettersi al servizio del Padre e del Regno.

La determinazione di Gesù, nel mettersi in cammino verso Gerusalemme, ossia verso la realizzazione del dono totale della sua vita sulla croce, diviene sprone per tutti noi a guardare a Lui, per rimanere fermi e perseveranti nelle nostre decisioni. In una cultura che ci porta al continuo cambiamento, a vivere scelte liquide, camaleontiche e cangianti, anche in aspetti fondamentali della nostra vita, la determinazione di Gesù di amare senza misura e di essere fermo sul suo proposito di donarsi diviene fortemente provocatoria e ci apre un percorso davvero contro corrente.

Egli invia davanti a sé dei messaggeri, perché il suo passaggio sia ben preparato. Essi, tuttavia, si scontrano con l’esperienza sempre dura e possibile del rifiuto, incarnato nelle figure di questi samaritani, che, vedendo la carovana in cammino verso Gerusalemme, si rifiutano di accoglierla, per motivi di differenti visioni religiose. La reazione di Giacomo e Giovanni, i boanérghes, “figli del tuono”, è forte: bisogna provvedere all’eliminazione di coloro che rifiutano. L’approccio di Gesù è diametralmente opposto: egli rimprovera i suoi, perché hanno pensato ad una simile possibilità. Qual è il nostro approccio di fronte alle differenti opinioni o reazioni circa la nostra fede? Qual è il nostro atteggiamento: quello dei discepoli, che vorrebbero eliminare il male combattendolo con le sue stesse armi, oppure vincere il male con il bene, come Gesù ci ha insegnato?

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Proseguendo il suo cammino, il fascino di Gesù tocca diversi cuori. Ci vengono presentati tre differenti prospettive: un tale si autocandida per seguirlo. Gesù deve ricordargli che chi segue lui, non può aspettarsi nulla in termini di comodità, di sistemazioni umane o di sfere di potere. Il discepolo, come Lui, sarà a servizio della causa del Regno. Per questa ragione all’altro uomo, che Gesù stesso ha chiamato e che ha presentato la richiesta di rinvio, per poter seppellire prima il padre defunto, Gesù ricorda le esigenze della radicalità e del totale impegno nella causa evangelica.

Infine, la stessa vocazione, per l’esigenza di totale abbandono nelle mani di Dio, non può mai prevedere alcun tipo di attaccamento e vacillamento. Chi ha scelto Cristo e, per sua iniziativa è coinvolto nel mistero grandioso della vocazione, non può mai abbassare la guardia, pensando di poter sistemare le proprie cose a livello umano. Chi segue Cristo, è chiamato ad imitarne la medesima determinazione nel bene e nell’amore, senza tentennamenti o facili ripensamenti.

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