Partecipi della sua regalitร
La XXXIV domenica del Tempo Ordinario, che apre lโultima settimana dellโanno liturgico, coincide con la solennitร di Nostro Signore Gesรน Cristo Re dellโUniverso. Quella di Cristo รจ una regalitร differente da quella che sta nella considerazione del mondo. Non รจ un Re che domina, che opprime, sottomette e comanda, ma รจ un Re che serve, che โreggeโ non tenendo lo scettro nelle sue mani, ma sostenendo lโumanitร e il mondo sulle sue spalle!
La sua regalitร , mediante il suo essere servo umile si propone, non si impone, fino a donarsi senza riserve nella sua vita, passione e morte. Con la risurrezione, perรฒ, vincendo la morte e il peccato, Egli รจ Signore, cosรฌ alla fine dei tempi potrร tornare come giudice glorioso, per dare una parola definitiva allโuomo e alla storia. Gli Atti degli Apostoli ci ricordano le parole degli angeli rivolte ai discepoli mentre Gesรน saliva al cielo: โUomini di Galilea, perchรฉ state a guardare il cielo? Questo Gesรน, che di mezzo a voi รจ stato assunto in cielo, verrร allo stesso modo in cui lโavete visto andare in cieloโ (At 1, 11).
- Pubblicitร -
Ed รจ proprio a questo incontro sconvolgente e definitivo che ci prepara la pagina evangelica del giudizio, presentataci da Matteo al termine del cosiddetto โdiscorso sulle cose ultimeโ. Tutta lโumanitร sarร destinataria di questo giudizio definitivo e tremendo e non sarร giudicata sulla base di quello che si รจ pensato o detto di buono, ma di quello che si รจ realizzato di bene ai propri fratelli. Lโidea di costruire il giudizio sulle opere di misericordia, presenta il pensiero di Matteo secondo il quale, sebbene non tutti abbiano conosciuto Gesรน, per tutti esiste la via a Lui che sono queste opere concrete verso il prossimo.
Papa Francesco, nella Fratelli tutti, parlando del rapporto tra la fede cristiana e le altre religioni, usa questa espressione: โcome credenti ci vediamo provocati a tornare alle nostre fonti per concentrarci sullโessenziale: lโadorazione di Dio e lโamore del prossimoโ (FT, 282). La fede, in altre parole, non รจ questione di idee e teorie, ma come ci ricorda Paolo โsi rende operosa per mezzo della caritร โ (Gal 5, 6). Cโรจ una sola via in cui tutti gli uomini si ritrovano uguali e nei fatti seguaci di Cristo, quella delle opere buone. Nellโamore verso i โpiรน piccoliโ, i bisognosi, gli affamati, gli assetati, i forestieri, gli ignudi e i carcerati, essi rendono un servizio a Cristo stesso, che alla fine della vita nel giudizio personale e alla fine dei tempi in quello universale, Egli riconoscerร e renderร effettivo e definitivo, mediante la partecipazione dei suoi benedetti alla gioia del suo Regno.
Alla fine dellโanno liturgico, la trasparenza disarmante di questo brano evangelico ci ricorda con forza che la fase terrena della nostra vita รจ uno stato embrionale, di preparazione e gestazione. La vera vita, quella definitiva, si ha con la fine dellโesistenza presente, quando non ci sarร piรน la possibilitร di invertirne le sorti. Finche siamo in cammino, prima di arrivare allโincontro con il Re, possiamo sempre invertire la rotta, scegliendo questa logica dellโamore. San Paolo parlando ai Romani, ci esorta: โDioย renderร a ciascuno secondo le sue opere:ย la vita eterna a coloro che, perseverando nelle opere di bene, cercano gloria, onore, incorruttibilitร ; ira e sdegno contro coloro che, per ribellione, disobbediscono alla veritร e obbediscono allโingiustizia. Tribolazione e angoscia su ogni uomo che opera il male, sul Giudeo, prima, come sul Greco;ย gloria invece, onore e pace per chi opera il bene, per il Giudeo, prima, come per il Greco:ย Dio infatti non fa preferenza di personeโ (Rm 2, 6-10).
