Per volontร di Papa Francesco, a partire dal 2020, la Terza domenica del Tempo Ordinario รจ dedicata alla Parola di Dio. ร ovvio che ogni domenica fondamentalmente lo รจ, dal momento che siamo sempre chiamati a nutrirci alla doppia mensa, quella della Parola e del Pane di vita. In questa, in particolare, il Santo Padre ci invita a riflettere in modo ancora piรน profondo sul nostro rapporto con la Parola, che รจ faro per il nostro cammino di fede, come ben canta il salmo 118: โLampada per i miei passi รจ la tua parola, luce sul mio camminoโ. Entrando nel brano del Vangelo di questa domenica, contempliamo Gesรน che inizia il suo ministero a Cafarnao, nella terra di Zabulon e Neftali, tradizionalmente considerata una zona pagana, lontana dalla sfera di influenza del giudaismo tradizionale.
Lโevangelista Matteo rilegge questi eventi richiamando una profezia di Isaia, che fa riferimento proprio ad un evento di luce che accade per quei popoli. La luce della Parola, attraverso la presenza e la predicazione del Verbo fatto carne, rifulge per quei popoli apparentemente abbandonati alle tenebre. Quando diveniamo destinatari di una parola, facciamo esperienza di esistenza. Se ci pensiamo, cosa cโรจ di piรน terrificante di non vedersi rivolgere la parola da qualcuno? Dio non resta indifferente, per questo motivo, sin dalla creazione parla al cosmo e allโumanitร , facendo passare con la forza della sua Parola dal non essere allโessere.
Il salmista riecheggia questa circostanza del silenzio di Dio accostandola allโesperienza della morte: โA te grido, Signore, mia roccia, con me non tacere: se tu non mi parli, sono come chi scende nella fossaโ (Sal 28,1). Dio parla al cuore dellโuomo come ad un amico e vuole anzitutto che egli si renda conto della sua presenza e della sua attenzione. ร questo il senso dellโespressione di Gesรน, secondo la quale il regno dei cieli sta arrivando, รจ prossimo. In fin dei conti, questo รจ il contenuto piรน essenziale della Parola: Dio cโรจ, รจ vicino a noi, tanto da farsi carne nel grembo di Maria.
Questa irruzione ha certamente una conseguenza: lโuomo non รจ piรน solo, nรฉ schiavo delle tenebre. Egli รจ nella luce e per la luce, per questo deve convertirsi, ossia cambiare mentalitร , orientarsi sempre di nuovo verso di essa, lasciando le opere delle tenebre. San Paolo ce lo ricorda bene: โร ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perchรฉ adesso la nostra salvezza รจ piรน vicina di quando diventammo credenti. La notte รจ avanzata, il giorno รจ vicino. Perciรฒ gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luceโย (Rm 13,11-12). In questo clima di illuminazione e di ascolto, si inserisce sempre di nuovo il mistero della vocazione.
Dio parla a tutti, ma ad alcuni rivolge lโinvito ad un coinvolgimento ancora piรน profondo: quello di lavorare per il regno a tempo pieno. In questa domenica della Parola, con onestร e coraggio, chiediamoci: perchรฉ oggi si avverte meno nelle nostre comunitร questo desiderio di coinvolgimento vitale dei nostri giovani nella causa del Vangelo? Forse perchรฉ Gesรน non chiama piรน, oppure forse perchรฉ i nostri giovani non sono piรน generosi?
Non รจ forse, invece, perchรฉ non siamo piรน in grado di rimanere in questo clima di illuminazione e di ascolto che solo la Parola viva ed efficace di Cristo puรฒ darci? Torniamo a fare un poโ piรน di silenzio, ad ascoltare, a familiarizzare con la Scrittura e forse cosรฌ, come Chiesa, torneremo ad ascoltare la voce dello Sposo, che ci parla e parla al cuore di tanti per chiederne un coinvolgimento e un impegno piรน profondi, senza lasciarci distrarre dal tanto fare, dalla sete di iniziative, che spesso genera soltanto protagonismo e mediocritร , senza intima adesione a Lui.



