Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 16 novembre 2025

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Il vangelo di questa domenica si apre con lo sguardo stupito di alcuni, che si fermano ad ammirare il Tempio. Per Israele, senza dubbio, esso era piรน di un edificio: era il centro della fede e dellโ€™identitร  nazionale, il luogo dove Dio aveva fatto abitare il suo Nome, la costruzione piรน bella, elegante e ricca della cittร  santa. Le sue pietre bianchissime, i rivestimenti preziosi, le colonne imponenti erano motivo di orgoglio e di sicurezza istituzionale. Guardando quelle pietre, sembrava impossibile che un giorno potessero andare distrutte.

Ed รจ proprio a questo punto che Gesรน sorprende tutti, annunciando che un giorno tutto quello non ci sarร  piรน. Entrando nel linguaggio tipico del genere profeticoโ€“apocalittico, comprendiamo come non si tratti soltanto di una profezia sulla distruzione storica del Tempio (evento che effettivamente avverrร  nel 70 d.C.), ma di una parola che denuncia lโ€™illusione di assolutezza attribuita alle realtร  umane. Nessun edificio, nessuna istituzione, nessuna opera dellโ€™uomo โ€” neppure quella piรน sacra e apparentemente inviolabile โ€” puรฒ diventare garanzia di eternitร . Tutto ciรฒ che รจ umano รจ fragile, e non puรฒ pretendere di assicurare la salvezza.

Alle domande degli ascoltatori sulla tempistica e sugli indizi, Gesรน non risponde con una data nรฉ con una sequenza di eventi, ma ribalta la domanda. I suoi discepoli non sono chiamati a leggere lโ€™orologio cosmico della storia, nรฉ a lasciarsi sedurre da chi promette rivelazioni speciali, identitร  messianiche fasulle, misticismi inventati, interpretazioni catastrofiche di guerre, rivolte o disastri naturali.

Tutti questi elementi appartengono al linguaggio apocalittico, ossia rivelativo, che Luca usa con grande discrezione. Egli ci dice, in altre parole, che la storia non รจ mai pacifica e lineare, ma sempre costituita da un tessuto fragile, che porta in sรฉ contraddizioni e dialettica. Non รจ lรฌ, comunque, che bisogna cercare i segni.

Il vero luogo rivelativo non รจ fuori, ma dentro la vita dei discepoli. รˆ nella risposta che essi daranno alla prova, alla persecuzione, allโ€™incomprensione, allโ€™odio che incontreranno non tanto da parte di estranei, ma spesso proprio da persone vicine. Qui Luca, piรน di Marco e Matteo, mette in luce che la testimonianza cristiana non si gioca solo nei grandi scenari del mondo, ma soprattutto nella trama delle relazioni quotidiane, dove si decide la fedeltร .

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Ed รจ sorprendente che proprio quel momento doloroso diventi lโ€™occasione data da Dio per la testimonianza, come una possibilitร  preziosa. Senza dubbio, non รจ la persecuzione in sรฉ a essere preziosa, ma la possibilitร  di manifestare, proprio nella fragilitร , la forza del Vangelo e della fede in Cristo. Il successo della testimonianza, poi, non dipenderร  dalla bravura oratoria dei discepoli, ma dallo Spirito che donerร  una sapienza tale da rendere disarmati gli avversari.

Il cuore del brano รจ comunque lโ€™ultima frase: โ€œCon la vostra perseveranza salverete la vostra vitaโ€. La parola greca รจ hypomonรฉ: รจ piรน di una semplice pazienza. รˆ la capacitร  di stare, di rimanere nelle contraddizioni, di non scappare verso lโ€™illusione di un ambiente piรน facile; รจ la fedeltร  che non si lascia travolgere, la forza tranquilla di chi sa che nulla puรฒ strappare dalle mani di Dio.

La perseveranza, nella vita cristiana, รจ la ferma fiducia di chi continua a camminare perchรฉ sa che il Signore รจ fedele: non รจ la grigia rassegnazione di chi sopporta passivamente. Il discorso di Gesรน, dunque, non รจ un invito alla paura, nรฉ al sensazionalismo apocalittico, ma una pedagogia del cuore per imparare a vivere il presente senza illusioni e senza panico.

Gesรน ci insegna a non idolatrare ciรฒ che passa โ€” fosse pure il Tempio โ€” e a riconoscere che il vero santuario รจ la relazione viva con Lui, che nessuna persecuzione puรฒ distruggere. Tutto passa, ma la fedeltร  di Dio rimane. E chi rimane radicato in questa fedeltร  scopre, nellโ€™ora della prova, non la fine, ma lโ€™inizio della vita vera.

Forse รจ qui la parola piรน preziosa per noi oggi. Non ci viene chiesto di prevedere il futuro, nรฉ di decifrare i segni cosmici della storia, ma di custodire un cuore perseverante, perchรฉ รจ lรฌ โ€” nel piccolo tempio della nostra vita quotidiana โ€” che Dio costruisce ciรฒ che non passerร .

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Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.

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