Il dono dell’ascolto
Come ho imparato la mia lingua madre? Non ricordo quando ho pronunciato le prime parole o detto la mia prima frase di senso compiuto. Mi sono ritrovato a parlare sia lโitaliano sia il mio dialetto veneto, e solo in seguito ho iniziato a comprenderne le regole, poi a leggere e scrivere. Anche se parlo italiano, spesso si capisce da dove vengo: il mio accento tradisce le mie origini. Ho imparato semplicemente ascoltando e imitando chi mi parlava o parlava attorno a me.
I genitori si sorprendono quando i figli tornano dai primi giorni di scuola materna con parole nuove โ a volte anche qualche parolaccia. ร lรฌ che le hanno sentite e fatte proprie, anche se magari non ne conoscono bene il significato.
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E allora, qual รจ il modo migliore per imparare a parlare correttamente una lingua straniera? Ascoltare molto. Il metodo scolastico tradizionale parte dallo studio della grammatica e delle regole. Se questo approccio รจ inevitabile per le lingue antiche come il greco o il latino, per quelle moderne il metodo piรน efficace รจ un altro: partire dallโascolto, immersi in un contesto di vita quotidiana. Trascorrere del tempo nel Paese in cui si parla la lingua che si vuole imparare รจ sicuramente la via piรน diretta ed efficace.
Leggendo il racconto della Pentecoste, quando gli apostoli, per un dono straordinario, iniziano a comunicare in tutte le lingue del mondo, ho sempre pensato solo alla loro capacitร di parlare e farsi capire. In fondo รจ ciรฒ che scrive lโevangelista Luca: โ… ciascuno di noi li sente parlare nella propria lingua nativaโ. Ma forse non รจ proprio cosรฌ.
Qual รจ, il vero dono dello Spirito Santo, descritto in questo racconto come vento impetuoso e lingue di fuoco? I racconti biblici, soprattutto nel Nuovo Testamento, sono sintetici e simbolici: in poche righe condensano eventi lunghi e complessi. Luca ci parla dello Spirito che spinge con forza i discepoli fuori dal cenacolo, verso il mondo, rappresentato da una lunghissima lista di popoli โ molti a noi oggi quasi sconosciuti. ร lโinizio del moto missionario della Chiesa, che nasce con Gesรน e continua ancora oggi: un movimento di ascolto, inculturazione e comunicazione.
Anche Gesรน, per dono dello Spirito, entra nella storia umana e per trentโanni vive un tempo silenzioso, nascosto. Come se tutto quel tempo prima della sua missione pubblica fosse un tempo di ascolto: ascolto della lingua, delle tradizioni, dei gesti umani. Gesรน ha saputo parlare di Dio con linguaggio umano perchรฉ per lungo tempo ha imparato il linguaggio umano.
ร questo il metodo anche della Chiesa, che segue le orme del suo Maestro. Dal giorno di Pentecoste, lo Spirito Santo spinge i cristiani a entrare nella storia, ad ascoltare profondamente il cuore dellโumanitร : i suoi pensieri, i suoi cambiamenti, le sue gioie, sofferenze e speranze. Solo un ascolto autentico dei linguaggi umani permette una comunicazione che arrivi al cuore e non resti in superficie.
Il dono dello Spirito ci rende capaci di ascoltare davvero il prossimo, superando pregiudizi e fretta, per comprenderlo e โ alla fine โ amarlo.
Forse, come Chiesa, abbiamo spesso mancato la nostra missione quando ci siamo preoccupati piรน di predicare e imporre regole che di ascoltare il mondo. Non parlo solo di parole nel senso stretto, anche perchรฉ oggi con la tecnologia una traduzione letterale puรฒ arrivare piรน veloce del vento dello Spirito Santo. Le parole giuste, quelle che toccano il cuore, sono legate alla vita dei popoli, fatte di gesti, riti, storie: vanno ascoltate, assorbite, capite.
Ed รจ questo ascolto profondo, che ci permette di entrare nel linguaggio dellโaltro e comunicare veramente, che si chiama amore.
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Lโamore che diventa ascolto e comprensione รจ il dono dello Spirito Santo che cambia il mondo e fa sentire ogni persona accolta da Dio.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)




