Lโinfinito
Una delle poesie piรน famose della letteratura italiana รจ โLโinfinitoโ di Giacomo Leopardi. Lโautore, ancora giovane, รจ su un punto elevato della sua cittร , Recanati, e davanti a sรฉ ha unโalta siepe che gli impedisce in parte di vedere lโorizzonte.

Scritta nella prima metร del XIX secolo, ancora oggi รจ fonte di ispirazione per una meditazione sui limiti che incontriamo nella vita, compreso il limite per eccellenza che รจ la morte. Il nostro vescovo Domenico, nella sua lettera pastorale โSul limiteโ per la Diocesi di Verona, parte proprio da questa famosa lirica per riflettere sullโesperienza umana del limite e su come possa diventare non unโesperienza che blocca la vita, ma che puรฒ rilanciare la vita e la fede.
Leopardi, che sente angoscia profonda di fronte al mistero dellโinfinito che sta oltre quella siepe, assomiglia a ciascuno di noi quando si trova davanti alla siepe della morte e, se vogliamo in maniera molto concreta, davanti alla lapide di una persona cara che la morte ha posto in un aldilร infinitamente distaccato da noi, un aldilร che angoscia.
Il 2 novembre, che questโanno cade proprio di domenica, nel giorno in cui celebriamo la resurrezione di Gesรน, รจ davvero unโottima occasione per riflettere sulla nostra fede davanti al limite della morte.
La pagina di Vangelo che ho scelto, tra le tre proposte dalla liturgia di questo giorno, รจ quella che viene chiamata del Giudizio Universale. Gesรน non vuole darci unโimmagine precisa di come sarร lโaldilร e in che modo avverrร questo giudizio finale da parte di Dio della storia, ma, come sempre, con le sue parole ricche di immagini vuole insegnarci il senso della nostra vita qui e ora.
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Nellโelenco di situazioni descritte troviamo molte situazioni di limite che, se non ricevono aiuto, portano a superare il limite proprio della morte: fame, sete, nuditร , malattia e persino essere profugo o in carcere. Sono tutte situazioni limite davanti alle quali spesso siamo portati a non fare nulla, pensando che non sia affare nostro o che sia impossibile fare qualcosa. Cosa posso fare io per la fame e la povertร nel mondo, per il problema delle migrazioni, per chi sta davvero male o sta pagando in carcere per i propri errori?
Gesรน propone un punto di vista diverso, anzi propone di guardare non con gli occhi ma con il cuore oltre quel limite che ci blocca. Il punto di vista รจ quello dellโincontro con Dio proprio lร dove pensavamo non ci fossero che problemi e limiti. Proprio in colui che ha fame e sete, in chi รจ povero e bisognoso, anche in chi ha sbagliato ma ha necessitร di misericordia, proprio lรฌ incontro Dio, con tutta la sua bellezza e ricchezza di amore.
โTutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli piรน piccoli, lโavete fatto a meโ. Ecco il perchรฉ fare qualcosa di buono per il prossimo superando indifferenza, paura ed egoismo: nellโassistere chi ha bisogno incontro Dio stesso, che sta โdietro la siepeโ del bisogno dellโaltro. Nel gesto anche piccolo di caritร incontro lโinfinito di Dio. Magari non me ne accorgo subito e non sempre รจ facile fare qualcosa, ma Dio รจ sempre lรฌ dove cโรจ un gesto dโamore.
Lโimmagine del Giudizio Universale del Vangelo ci ricorda proprio questo: quando saliremo in cielo, al cospetto di Dio, dentro lโinfinito del suo amore, ci accorgeremo che quellโinfinito lo avevamo, almeno in parte, giร sperimentato nei gesti di amore che abbiamo fatto e anche che abbiamo ricevuto.
Giร fin da ora possiamo intuire cosa ci aspetta nellโaldilร , oltre la siepe della vita: lโinfinito amore di Dio.
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Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)



