- Pubblicità -

don Giovanni Berti (don Gioba) – Commento al Vangelo del 2 Febbraio 2025

Personaggi fantastici

Presentazione di Gesù al Tempio

Qualche giorno fa ho letto questo passo del Vangelo con i genitori dei bambini della parrocchia che si stanno preparando alla Prima Comunione.

La vignetta di don Giovanni Berti

Per le famiglie di tradizione cristiana, che sono ancora la maggioranza nei nostri paesi e città, l’evento della Prima Comunione di un figlio è ancora sentito come importante e “necessario” tra le varie tappe di crescita.

Capita spesso che genitori e bambini, che non si vedevano dai tempi del battesimo, si rifacciano vivi per chiedere quando è la celebrazione. La prima preoccupazione è la data esatta, attorno alla quale poi organizzare la festa e gli inviti.

Non penso sia negativo che una tappa tradizionale possa far riaprire una porta, quella della vita cristiana e della comunità, che era stata momentaneamente chiusa. La parrocchia, invece di giudicare chi riappare solo per la tradizione, deve spalancare la porta del cuore, con la speranza che chi entra non la richiuda subito dopo la festa.

Prima di rispondere alle domande pratiche dei genitori (orario, vestiti, incontri di preparazione, problemi con gli allenamenti…), ho voluto, grazie a questo passo del Vangelo, far incontrare le famiglie della Prima Comunione con la famiglia di Gesù.

Anche la famiglia di Nazareth, pur a distanza di secoli, si trova nella stessa situazione. Maria e Giuseppe sono al Tempio per adempiere alla tradizionale offerta per il primogenito. L’evangelista Luca sottolinea più volte che questa pratica è parte della tradizione e che i genitori di Gesù la seguono fedelmente.

Se prendiamo il testo, vediamo che si potrebbe dividere in due parti. La prima racconta della salita al Tempio e della crescita di Gesù a Nàzaret. Ma è la seconda parte, quella al centro, il vero messaggio del Vangelo.

La famiglia di Nazareth, intenta a rispettare la tradizione, nel luogo più sacro, vive due incontri inaspettati con Simeone e Anna. Simeone riconosce in quel bambino Dio che visita il suo popolo. Per lui, in Gesù c’è tutta la luce e la forza di Dio che salva l’umanità.

Simeone è un uomo di fede non solo perché segue i riti, ma perché ascolta il proprio cuore e si lascia guidare dallo Spirito di Dio. Quel breve incontro gli basta per avere tutto ciò che aspettava dalla vita.

Della profetessa Anna non sono riportate parole, ma solo il suo entusiasmo per Gesù. Anche lei sente che in quel bambino c’è Dio e lo annuncia a tutti con gioia, trasmettendo fede e speranza.

- Pubblicità -

Simeone e Anna rappresentano il cuore della fede: non si fermano all’esteriorità dei riti, ma vivono un’esperienza che cambia la vita. La vita cristiana non può limitarsi a gesti tradizionali che durano un giorno, ma deve trasformarci, rendendoci come Simeone e Anna.

Simeone e Anna sono personaggi fantastici, non nel senso di irreali, ma perché accendono la fede e il desiderio di vivere il Vangelo. Rendono fantastico l’incontro con Gesù e contagiano con il loro entusiasmo.

Siamo chiamati anche noi a diventare cristiani fantastici, testimoniando con parole e gesti quanto sia fantastico il Signore nella vita.

Le tradizioni cristiane hanno senso solo se ci portano a cambiare vita. Altrimenti sono parentesi che si aprono e chiudono senza lasciare traccia.

E allora sì che Gesù diventa un personaggio fantastico… ma solo nella fantasia.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)