ESALTAZIONE DELLA CROCE
Gv 3,13-17
“Dio ha tanto amato il mondo
da dare il suo Figlio”.
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Parole da ripetere
senza stancarsi,
da incidere sulla carne
del cuore, ogni volta
che un dubbio torna
a stendere il suo velo
di domande.
«Amare tanto»
è cosa da Dio,
ma come lui
‘anche noi
abbiamo bisogno
di molto amore
per vivere bene’ (J. Maritain).
Quando amo
in me si raddoppia la vita, aumenta la forza,
sono felice.
Ogni mio gesto di cura,
di tenerezza,
di amicizia
porta in me
la forza di Dio,
spalanca
una finestra sull’infinito.
Quando ama l’uomo
compie gesti divini.
Quando ama Dio compie gesti molto umani.
Ha tanto amato il mondo
da “dare”:
nel vangelo ‘amare’
non è una emozione
o un fatto sentimentale,
ma si traduce sempre
con un altro verbo
semplice, asciutto, sobrio,
di mani: dare!
Generosamente, illogicamente, dissennatamente dare.
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“Dio non ha mandato
il Figlio per condannare
il mondo, ma perché
il mondo sia salvato
per mezzo di lui”.
Salvare vuol dire conservare
e niente andrà perduto:
nessun gesto d’amore,
nessuna generosa fatica,
nessuna dolorosa pazienza.
Tutto questo circola
attraverso il mondo come
una forza di vita ( Ev Ga 279);
e Dio donerà eternità
a ciò che di più bello
portiamo nel cuore.
Al Padre non interessa
istruire processi contro di noi,
neppure per assolverci e
mostrarsi misericordioso.
La vita del credente
non è pensata a misura
di tribunale, ma
di fioritura e di abbraccio.
Ogni volta che temiamo
condanne,
per le ombre che
ci portiamo dietro,
siamo pagani,
non abbiamo capito nulla
della croce.
Ogni volta invece
che siamo noi a lanciare condanne,
ritorniamo pagani,
scivoliamo fuori
dalla storia di Dio.
La fede cristiana si fonda
sulla cosa più bella del mondo:
un atto d’amore, duplice,
quello di Dio che
ha ‘tanto amato
da dare il Figlio’ e
quello accaduto appena
fuori le mura di Gerusalemme,
sul Calvario.
In quel corpo straziato,
imbruttito dalla tortura,
in quel corpo che è l’eco
visibile del cuore,
che è il riflesso
di un amore folle
e scandaloso,
bello da morirne,
lì è la bellezza
che salva il mondo,
lo splendore di un Cristo
che ancora mi seduce.
Bella è la persona che ama,
bellissimo l’amore fino all’estremo.
La norma, la regola,
il ‘nomos’ della bellezza è sempre l’amore.
Questa è
l’esaltazione della croce,
punto d’incontro
tra Dio e il mondo,
croce che solleva la terra,
abbassa il cielo,
raccoglie i quattro orizzonti,
è crocevia dei cuori dispersi.
Siamo eredi di un cristianesimo
che sogna i miracoli e si lamenta con Dio quando non li compie.
Guarda il miracolo vero, fissalo:
è questo Signore che sta
con le braccia allargate.
Questo è il miracolo nuovo.
Gesù ha fatto miracoli sul mare, sui pesci, sui ciechi, e sui lebbrosi, ma il miracolo nuovo è
questo Dio che
non fa un miracolo per sé,
ma se ne rimane
con le braccia aperte.
Aperte al Padre
e al mondo.
Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.
