don Giovanni Berti (don Gioba) – Commento al Vangelo del 17 Settembre 2023

652

L’amore di Dio non è un’opinione

Quanto fa 70 volte sette? La risposta matematica è 490 e non ci sono dubbi, perché come si dice “la matematica non è un’opinione”. Ma si può affrontare la vita spirituale con la matematica?

Nella Bibbia i numeri sono quasi sempre simboli che vanno interpretati. Ne troviamo diversi che attraverso una cifra indicano qualcosa di più ampio e che riguarda la vita umana e Dio.

In questo brano troviamo il numero “sette” che indica nel simbolismo biblico la perfezione. Quando Pietro chiede a Gesù se deve perdonare “fino a sette volte” sta già dando una definizione di perdono amplissima: perdonare in modo perfetto. Ma come sempre Gesù porta la vita spirituale fuori scala, e ampia il numero da sette a “settanta volte sette”, volendo spingere la visione di Pietro oltre la stessa tradizione religiosa, oltre ogni limite e dubbio.

- Pubblicità -

Essere come Gesù per il cristiano è credere che non c’è torto che non possa essere sanato dal perdono.

Gesù sulla croce ha davvero perdonato il mondo e la storia settanta volte sette.

La parabola che Gesù usa per dare forma al suo insegnamento è volutamente piena di numeri esagerati. Diecimila talenti sono una cifra davvero impensabile non solo da restituire ma anche da spendere. Un talento corrisponde circa al peso di un uomo in oro, quindi 10mila talenti sono davvero una esagerazione. Ma come il debito è incredibile, ancora più incredibile è il condono solo sulla base di una preghiera. Il debitore viene graziato solo perché l’ha chiesto, e questo rivela il volto infinitamente buono del padrone creditore. Questo creditore è Dio.

- Pubblicità -

Cento denari invece corrispondono più o meno alla somma di 3 mesi di lavoro, quindi una cifra piccolissima al confronto con il super debito di prima. Eppure sebbene graziato di una cifra così esagerata, il primo debitore non è capace a sua volta di perdonare.

È su questi contrasti che Gesù vuole colpire Pietro e anche noi. Con una immagine forte ci vuol far capire che siamo continuamente perdonati, cioè amati da Dio infinitamente anche se non ce lo meritiamo. Il modo migliore di rispondere a questo amore è amare anche noi chi abbiamo vicino, anche se non se lo merita, anche se ci ha fatto un torto. Se ci guardiamo dentro davvero abbiamo tanto amore e perdono che non possiamo contenerli.

La matematica dell’amore ci porta davvero a esagerare, ad amare senza calcoli, sapendo che questo amore che diamo non ci fa altro che accorgere che siamo amati, perdonati e sorretti da Dio sempre e senza calcoli.

L’amore di Dio non è un’opinione, ma una rivelazione, se la vogliamo accogliere. L’unico modo per accorgersi e gioire di questo amore sterminato, è amare a nostra volta anche nelle piccole occasioni. La parabola ci fa vedere come quel primo debitore incapace di condonare alla fine si ritrova in prigione con tutto il carico del suo debito infinito, e fa esperienza di un padrone come terribile aguzzino.

Questo racconto non vuole spaventarci e farci vedere l’inferno come punizione, ma vuole dirci che se non amiamo il fratello, se non esercitiamo il perdono, alla fine non scopriremo mai il vero volto di Dio, ma solo la sua caricatura di giudice implacabile e punitore senza pietà da temere.

L’amore di Dio non è un’opinione, ma se non sfruttiamo anche le più piccole occasioni per perdonare, amare, ascoltare e sostenere chi ci sta vicino allora sbaglieremo la somma finale e il risultato sarà quello di un altro dio, non certo quello rivelato da Gesù nel Vangelo.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)