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don Gianni Carozza – Commento al Vangelo del 16 Marzo 2025

La vita come un esodo

Ogni seconda domenica di Quaresima la liturgia propone il Vangelo della Trasfigurazione di Gesù, che quest’anno ascoltiamo nella versione di Luca (9,28-36). Il testo della prima lettura (Genesi 15,5-12.17-18) presenta il racconto dell’alleanza che Dio ha stipulato con il patriarca Abramo, impegnandosi a dargli la terra. L’apostolo, nella seconda lettura (Filippesi 3,17-4,1), ci ricorda il grande impegno che Dio ha preso con noi: il nostro corpo mortale verrà trasfigurato dal Signore e sarà reso simile al suo corpo glorioso.

È importante anzitutto notare che la Trasfigurazione avviene su un monte. Quale sia il monte non viene detto e del resto non è necessario saperlo. Ci basti osservare che il monte ha una chiara funzio-ne simbolica perché è il luogo più vicino a colui che è chiamato l’Altissimo. E su questo monte, dove la terra tocca il cielo, Gesù viene a pregare, a vivere un momento di particolare intensità nella sua relazione con il Padre.

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Gli evangelisti dicono poi che nel momento della Trasfigurazione apparvero Mosè ed Elia a fianco a Gesù. Luca aggiunge che i tre parlavano dell’esodo che Gesù avrebbe dovuto compiere a Gerusalemme. La parola esodo vuol dire uscita. Mosè, infatti, aveva guidato l’uscita del popolo di Israele dall’Egitto; Elia a suo tempo aveva fatto un’altra uscita importante andando fino al Sinai; adesso Gesù sta preparando il suo esodo decisivo.

È un’uscita, è un passaggio, è l’autentica Pasqua che comporta però il passaggio attraverso la croce: richiede quella sofferenza della passione. È un’uscita da questo mondo per poter entrare nella gloria del Padre. Ora, anche i discepoli devono imparare a fare l’esodo. […]

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