don Giampaolo Centofanti – Un racconto breve: Habemus papam

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Capitolo 8

Il nostro Giovanni ascolta tutti, piccoli e grandi, sapendo che i piccoli spesso possono avere da dire più dei grandi. Se fossero grandi avrebbero poco da dire, osserva talora scherzosamente con riferimento alla società degli apparati e alla storia di molti profeti di ogni tempo. Crede nel dialogo, nella condivisione, autentica, e perciò non ama i falsi consessi dalle risposte preconfezionate.

Bisogna prima passare dalla libera partecipazione della gente. E se la scuola resta madre del pensiero unico ne risentirà, rischierà di farsi spiritualistica, la stessa sinodalità. Molti cominciano ad amare quest’uomo semplice, vicino alla gente, massacrato e anche calunniato dai poteri. Sia pure cerchi con saggezza di costruire nella pace, nei modi realistici, anche nei rapporti con gli stati.

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Solo la disperazione dell’intera Chiesa poteva indurre a scegliere uno come lui? Discepolo comincia a parlare meglio in italiano, è un uomo semplice. Talora alcuni asiatici, come lui, hanno un accento che paiono di Frosinone ma io che sono napoletano e di accento ne sperimento qualcosa ci posso scherzare su.

Quanto durerà senza stretti appoggi dei potenti? Gli sarà dato tempo di contribuire alle vie profonde, non a imposizioni superficiali, di un autentico, necessario come il pane, come l’acqua, rinnovamento?

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