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don Gabriele Nanni – Commento al Vangelo del 15 Ottobre 2024

L’esame del nostro profondo

Commento al vangelo Don Gabriele Nanni.

Trascrizione, non rivista, del video Youtube.

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Sia lodato Gesù Cristo!

Un saluto carissimo a voi che ascoltate.

Nel Vangelo di oggi vediamo il racconto di Gesù invitato maliziosamente da un fariseo a pranzo. Poi, questo mostra meraviglia perché non si è lavato le mani, le cosiddette abluzioni fino al gomito, prima di mettersi a tavola.

Il testo non dice che Gesù si rifiutò o tralasciò di non farlo; semplicemente non lo aveva fatto, perché evidentemente il fariseo non gliel’aveva offerto. Avrebbe dovuto fare delle rimostranze: “Non mi offri l’acqua per lavarmi le mani?” Ma Gesù si adatta a quello che gli vogliono fare e prepara quello che vuole dire.

E quello che vuole dire è questo: voi osservate tante tradizioni sul lavaggio delle mani, della coppa dove si beve, dei piatti e delle stoviglie, ma non pulite l’interno della coppa. Che vuol dire? Voi non guardate l’interiorità del vostro cuore, pieno di malizia e cattiveria.

Date nell’elemosina, dunque, quello che c’è dentro al cuore, non quello che è fuori. Quello che Gesù dice riguarda tutti noi. È una rivoluzione forte nell’interpretazione della legge, perché la parte nuova, il suo comandamento nuovo, è quella che riguarda l’intenzione, l’interiorità, il nostro stato interiore.

Invece, allora come adesso, siamo facilmente portati a giudicare noi stessi, in genere in modo benevolo, esaminando in modo dettagliato e analizzando le nostre azioni. Le dividiamo fra quelle che fanno del male a qualcuno e quelle che non fanno male a nessuno, perché sono occulte o riguardano noi stessi. Ma in realtà, come Gesù ricorda, quello che è il nostro cuore, la nostra intenzione e la nostra volontà profonda sono visti e conosciuti da Dio.

E questo è lo stato, la situazione da cui vengono generate le azioni. Il perdono dei peccati, dunque, riguarda senz’altro le azioni esterne, che a volte possono essere involontarie, ma molto di più la legge di Dio, la legge dell’amore che Gesù porta, riguarda lo stato di non amore del nostro cuore, riguardo Dio e riguardo il prossimo. La malignità, la malevolenza, la cattiveria, qualsiasi sentimento o opposizione di odio e di risentimento verso gli altri, è qualcosa che alla radice vive dentro di noi come un sistema parallelo a quello buono.

Un altro cuore parallelo a quello buono che Dio immette in noi con il suo Spirito, e questo deve essere annullato, paralizzato, sanato, estratto. Dunque, quando Gesù parla del perdono dei peccati, si riferisce senz’altro a ciò che abbiamo commesso, ma è legato fortemente all’intenzione e al proposito che abbiamo di slegarci o di rimanere legati alle intenzioni che abbiamo dentro.

Spesso ci giustifichiamo: “Ho detto o fatto quell’azione perché quella situazione o quella persona mi ha provocato, era difficile, eccetera.” Ci giustifichiamo senza considerare ciò che siamo nella nostra radice più profonda, che deve essere sanata. La nostra rinuncia al peccato è una rinuncia a quegli spiriti cattivi che abitano in noi, dentro di noi, come dato di fatto, eredità del peccato originale, più tutto ciò che noi aggiungiamo.

In soccorso della nostra natura decaduta viene Cristo, che intende sanare e ha bisogno della nostra rinuncia al peccato. La rinuncia al peccato non è sufficiente; è un buon desiderio, ma senza di essa, Cristo non può sanare fino in fondo, perché deve entrare nei tessuti della nostra volontà, nelle dimensioni profonde di ciò che vogliamo veramente.

Il peccato è molto radicato, per cui, anche andando avanti negli anni, possiamo ritrovare col tempo cose che pensavamo di avere superato e che invece riemergono. Riportano alla superficie anche questa radice cattiva che è in noi.

Finché siamo qui sulla terra, nella vita terrena, possiamo chiedere a Cristo di sanare questa nostra natura malata. Dobbiamo avere il coraggio di scoprire a noi stessi e a Dio ciò che c’è nel profondo, rinunciare con profondità, e chiedere di essere sanati, pezzo dopo pezzo. Quanto più è preciso il proposito, l’intenzione e l’impegno che mettiamo, tanto più lo Spirito che Cristo immette in noi, quell’acqua viva purificante, rigenera in noi qualcosa di nuovo, che prima non c’era e che va a contrastare quella parte vecchia.

Il battesimo, vissuto giorno per giorno, è rinuncia al male, al peccato, alla radice del male. La causa del peccato è sempre il demonio. Credere nella Chiesa e nei sacramenti, che ci vengono donati da Dio Padre mandando il Figlio che diventa Sacramento per noi, è bello. È bello rinnovare questi voti quando si partecipa a un battesimo. È bello rinnovare solennemente questi voti battesimali nella notte di Pasqua, al lucernario.

Ma è bello anche, ogni mattina o al termine della giornata, dire il nostro “Sì” a Dio, dopo aver detto “No” ai nostri peccati, precisamente a quelle cose che in quel giorno sono venute fuori, non solo come azioni, ma trovando la radice profonda del perché di quelle azioni.

Il profondo dell’anima è la profondità della coppa che deve essere purificata. Quando si dice “Date nell’elemosina quello che vi è dentro”, vuol dire date di cuore, rinunciate alle cose cattive, date le cose buone con buona volontà. Allora, anche l’elemosina, le buone azioni materiali, acquisiranno valore al cospetto di Dio.

Dio vi benedica.

Fonte: YOUTUBE | SPREAKER