«Sulla tua parola getterò le reti»
«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
Che belle queste parole di Simon Pietro! Da un lato esprimono il senso di precarietà e di scoraggiamento che ogni essere umano sperimenta inevitabilmente dinanzi a fallimenti, delusioni e incomprensioni. Si ha l’impressione di aver lavorato invano, di aver girato a vuoto, di aver sprecato tempo ed energie: «Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla!».
La “notte” ha qui anche un significato simbolico: è notte quando manca la “Luce vera” che “illumina ogni uomo” (cf. Gv 1,9), quando vogliamo fare le cose “da soli”, ci separiamo dal Signore (cf. Gv 21,3) e ci dimentichiamo di contare sulla grazia di Dio. Eppure, Gesù è chiaro: «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, mentre senza di me non potete far nulla!».
Certo, esteriormente potremmo avere l’impressione di fare tante cose, ma un conto è ciò che si fa e un altro è il “valore” effettivo dinanzi a Dio, che dipende dall’amore gratuito e disinteressato che anima il nostro agire. «Se il Signore non costruisce la casa,
invano si affaticano i costruttori!» (Sal 127,1) e «chi non raccoglie con Gesù disperde» (cf. Lc 11,23).
«… sulla tua parola getterò le reti». Il Signore si aspetta da noi che “gettiamo le reti sulla sua Parola”, cioè che facciamo ogni cosa, specialmente le opere a cui teniamo maggiormente, “per Cristo, con Cristo e in Cristo”, come recita la formula liturgica che conclude la preghiera eucaristica. In effetti, il modo più grande e bello di fare le cose “contando sulla sua Parola” è partecipare alla Santa Messa offrendo la nostra vita e la nostra attività. Allora, possiamo esserne certi, saremo abbondantemente benedetti: «Presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano».
Don Francesco
