L’arte di guadagnare il fratello: la correzione fraterna
Il commento di don Fabio per domenica 6 settembre 2026 analizza il discorso comunitario di Gesù sulla correzione fraterna, evidenziando come l’obiettivo primario non sia la giustizia legale, ma il guadagno del fratello perduto, criticando la prassi comune di parlare alle spalle degli altri, promuovendo invece un approccio diretto e graduale che parte dal dialogo privato fino al coinvolgimento della comunità.
La prospettiva centrale suggerisce che trattare qualcuno come un “pagano o pubblicano” non significhi escluderlo, bensì amarlo in modo incondizionato e gratuito, seguendo l’esempio di Cristo. Invece di autorizzare l’allontanamento, il brano invita a una responsabilità relazionale estrema, dove l’altro va accolto e amato anche quando non riconosce i propri errori.
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La strategia proposta mira dunque a preservare la fraternità come un bene prezioso a cui non si può rinunciare senza danneggiare la propria integrità spirituale. In ultima analisi, il commento trasforma un protocollo disciplinare in un profondo mandato all’amore sacrificale verso chiunque sia in difficoltà.
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Approfondiamo il commento di don Fabio.
L’Arte di non scomunicare: Perché l’offesa dell’altro è la tua occasione di diventare Cristo
Quante persone hai letteralmente “cancellato” dalla tua vita nell’ultimo anno? Quando subiamo un torto, non parliamo quasi mai di semplici sviste, ma di colpe gravi, di quelle che incrinano la sostanza stessa di un rapporto. La nostra reazione istintiva è la difesa o la fuga. Eppure, esiste una strategia relazionale radicale, quasi scandalosa, che ribalta il concetto stesso di giustizia. Non si tratta di stabilire chi ha ragione, ma di impedire che il nostro cuore subisca un processo di morte cellulare.
La prassi inversa: Perché stiamo sbagliando tutto
Nel quotidiano applichiamo quasi sempre una prassi “antievangelica”: se qualcuno ci ferisce, lo diciamo a tutti tranne che all’interessato. Trasformiamo un dolore privato in un tribunale pubblico, dove l’offeso viene condannato per interposta persona attraverso il veleno del “sentito dire”.
Questa è una ferita alla verità. Invece di proteggere il legame, lo esponiamo al rumore esterno, perdendo l’occasione di guarire. La strategia suggerita dal Vangelo di Matteo è invece un atto di estrema custodia: “vai e ammoniscilo fra te e lui solo”. Il primo passo è il silenzio complice tra due persone che si appartengono, non il baccano del giudizio sociale.
L’obiettivo reale: “Guadagnare” non è Vincere
Dobbiamo chiederci con quale spirito ci avviciniamo a chi ha sbagliato. Si percepisce immediatamente se ci muoviamo con un “animo acidulo“, desiderosi solo di puntare il dito, o se vogliamo davvero “guadagnare un fratello”. Il punto è tutto qui: chi di noi può permettersi il lusso di perdere un pezzo della propria vita?
Il testo delinea una progressione precisa: prima il colloquio a quattr’occhi, poi il coinvolgimento di una o due persone (testimoni della volontà di pace), infine la comunità. Non è una procedura legale, ma un crescendo di sforzi per recuperare qualcuno che è carne della nostra carne.
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“Possiamo chiudere i rapporti così facilmente? Forse non ce lo possiamo permettere. Forse non possiamo permetterci di presentarci davanti al Signore senza i nostri fratelli. Perdere un legame è una cosa che non possiamo fare senza necrotizzarci.”
L’alternativa alla riconciliazione non è la vittoria, ma la necrosi spirituale: una parte di noi muore insieme al rapporto che abbiamo lasciato marcire.
Il grande equivoco: Pagani e Pubblicani come obiettivi d’Amore
Qui il Vangelo di Matteo rompe ogni schema logico. Il testo dice che se l’altro non ascolta nemmeno la comunità, deve essere per noi “come un pagano e un pubblicano”. Tradizionalmente, abbiamo letto questo passaggio come un’autorizzazione alla scomunica. Ma è un errore esegetico clamoroso.
Dobbiamo distinguere: se San Paolo ammette una sorta di esclusione “terapeutica” per scuotere chi sbaglia, nel Vangelo di Matteo il pagano e il pubblicano sono, per definizione, i destinatari privilegiati dell’amore di Cristo. Sono i malati che hanno bisogno del medico. Trattare qualcuno come un pagano non significa escluderlo, ma spostarlo nella lista delle priorità assolute del nostro amore. Significa smettere di pretendere che si comporti da fratello consapevole e iniziare ad amarlo incondizionatamente, pronti a “dare la vita” per lui.
Dalla collaborazione all’Amore gratuito
La vera rivoluzione sta in un cambio di registro drammatico. Quando la comunicazione verbale fallisce, quando i tentativi comunitari cadono nel vuoto e l’altro resta fermo nella sua incoerenza, non scatta l’odio, ma la trasformazione:
- Il registro della collaborazione: Finché è possibile, cerchiamo di lavorare insieme, di spiegarci, di capirci.
- Il registro dell’essere: Quando non si può più collaborare, resta solo il chiamarsi fuori dalla logica del dare-avere. A quel punto, non possiamo più parlare di Cristo, dobbiamo essere Gesù Cristo.
Se l’altro non è in grado di essere un collaboratore nel bene, diventa colui per il quale offriamo un amore totalmente gratuito, senza più la pretesa di essere ricambiati o capiti.
Conclusione: Una domanda per il lettore
Gestire il conflitto non serve a rivendicare i propri diritti, ma a salvare noi stessi dal rischio di perdere la nostra umanità insieme a quel rapporto. La vera sfida non è come veniamo trattati, ma come decidiamo di abitare l’errore altrui senza lasciarci avvelenare.
La domanda che dobbiamo porci è brutale nella sua semplicità: siamo pronti ad amare qualcuno esattamente per come è, rinunciando definitivamente alla pretesa che comprenda il male che ci ha fatto?ità” o quale croce stai evitando con cura maniacale? Cosa deve morire oggi in te perché nasca qualcosa che non ha fine?
Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini
Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 6 settembre 2026 – Anno A, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).
