- Pubblicità -

don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 14 Dicembre 2025

Il Più Piccolo nel Regno dei Cieli

Il commento di don Fabio alla terza domenica di Avvento, chiamata “Domenica Gaudete” o della gioia, si concentra sul Vangelo che presenta il dubbio di Giovanni Battista riguardo a Gesù. Don Fabio spiega che Giovanni Battista si aspettava un Messia castigatore e rimane scandalizzato dalle opere di Cristo, ma Gesù sottolinea la beatitudine di coloro che non trovano in lui motivo di scandalo.

Il messaggio principale è che la salvezza portata da Cristo è sempre diversa da come gli uomini se l’aspettano e che i cristiani, anche i più piccoli nel regno dei cieli, sono più grandi di Giovanni Battista perché vivono ciò che lui solo annunciava. Infine, l’omelia esorta i fedeli ad accogliere la misericordia di Dio proprio nelle loro debolezze e imperfezioni, riconoscendo che la salvezza è per i malati e non per i perfetti.

- Pubblicità -

Continua dopo il video.

https://youtu.be/VLogwFjS0bI

La tua debolezza è la più grande notizia che riceverai oggi: 3 verità sorprendenti dal Vangelo

Ti è mai capitato di sentirti inadeguato? Di pensare che per meritare l’amore, il successo o persino l’attenzione di Dio, devi prima sistemare ogni tua imperfezione? È una sensazione comune, una pressione a essere perfetti che ci portiamo dentro. Eppure, il Vangelo ha un modo tutto suo di ribaltare le nostre aspettative. Lo ha fatto anche con Giovanni il Battista, definito da Gesù stesso “il più grande fra i nati di donna”, che dal carcere si è trovato a dubitare del Messia che aveva annunciato.

In questo paradosso si nascondono tre potenti verità che possono trasformare il modo in cui vedi te stesso, la tua debolezza e la tua fede. Scopriamole insieme.

1. La salvezza non è mai come ce la immaginiamo (e questo è un bene)

Immagina la scena: Giovanni il Battista, il profeta austero che annunciava il giudizio imminente, è in prigione. Sente parlare delle opere di Gesù e manda i suoi discepoli a chiedere: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Perché questo dubbio? Perché Giovanni si aspettava un “castigatore”, un Messia che avrebbe rimesso tutto a posto con la forza. Invece, sente parlare di un uomo che guarisce i ciechi, purifica i lebbrosi e porta una buona notizia ai poveri. Non era il Messia che si era immaginato.

La risposta di Gesù è una correzione tanto gentile quanto profonda, rivolta prima di tutto a lui, al suo profeta: “Beato colui che non trova in me motivo di scandalo”. Solo dopo aver parlato a Giovanni, Gesù parla a noi. Lo “scandalo” non è un comportamento immorale; è l’ostacolo che la nostra mente crea quando Dio agisce in modi che non capiamo, diversi dalle nostre logiche. La vera sfida della fede è non lasciarsi bloccare dal fatto che Dio si presenta in modo inaspettato, mostrando una misericordia più grande persino della sua stessa legge.

La salvezza è sempre diversa da come noi la aspettiamo.

2. Il paradosso cristiano: perché “il più piccolo” è più grande del più grande profeta

- Pubblicità -

Nel Vangelo, Gesù pronuncia una delle frasi più rivoluzionarie di sempre: “Fra i nati di donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista, ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”. Come è possibile? Analizziamo questa frase, perché è al cuore di ciò che significa essere cristiani.

Giovanni Battista è una figura limite, una “curva”, una “cuspide” tra l’Antico e il Nuovo Testamento. È il più grande dei profeti perché porta a compimento tutta l’attesa di Israele: lui annuncia la salvezza che sta per arrivare. Il “più piccolo nel regno dei cieli” — cioè ogni cristiano — è più grande non per meriti personali, ma perché vive e porta in sé quella stessa salvezza che Giovanni poteva solo indicare da lontano.

Per comprendere la portata di queste parole, pensiamo ai primi destinatari del Vangelo di Matteo: i giudeo-cristiani. Per loro, abbandonare la tradizione della Legge per abbracciare la grazia di Cristo era un passo enorme, quasi scandaloso. Gesù sta dicendo loro, e a noi, che ciò che hanno ricevuto in dono li rende, in un certo senso, “più grandi di Abramo, più grandi di Mosè, più grandi del profeta Isaia, più grandi del profeta Geremia”. Non perché siamo migliori, ma perché possediamo e vediamo realizzato nei sacramenti ciò che loro potevano solo sperare.

Veramente beati noi, perché profeti e giusti hanno desiderato vedere quel che noi vediamo e non lo videro, e ascoltare ciò che noi ascoltiamo e non lo ascoltarono.

3. La tua imperfezione è la pista d’atterraggio di Dio

Contrariamente a quanto pensiamo, Dio non cerca la nostra perfezione per poterci amare. Anzi, è esattamente il contrario. Le nostre debolezze, le nostre ferite e le nostre mancanze sono il luogo privilegiato dove la sua salvezza può “atterrare” e operare.

Gesù non è venuto per i sani, ma per i malati. E chi sono questi “malati”? Siamo noi, con le nostre zoppie esistenziali che ci fanno arrancare nella vita; con le nostre cecità interiori che ci impediscono di vedere la speranza; con le nostre lebbre, che il testo biblico associa all’incapacità di stare con gli altri, al nostro isolarci per paura o per orgoglio; e infine, con le nostre morti interiori, quei luoghi dell’anima dove la gioia sembra svanita per sempre. È proprio lì che arriva il Messia.

Questo è un messaggio di liberazione totale. Significa che possiamo smettere di pretendere di essere perfetti e lasciarci semplicemente amare e salvare così come siamo, perché è proprio in quella povertà che Dio manifesta la sua grandezza.

È proprio la nostra debolezza la pista d’atterraggio della salvezza. Non ci spaventiamo delle nostre debolezze, non scandalizziamoci che Dio ci voglia bene proprio così come siamo.

Conclusione: E se la smettessimo di nasconderci?

La logica del Vangelo è un capovolgimento totale: la grandezza di Dio non si perfeziona nel migliore fra gli uomini, Giovanni Battista, ma si manifesta pienamente nel più povero dei poveri. È nella nostra piccolezza, accolta e offerta, che diventiamo “più grandi di lui”.

La buona notizia di oggi è questa: non devi più aspettare di essere “a posto” per sentirti amato da Dio. La tua debolezza non è un ostacolo, ma un invito.

Cosa cambierebbe nella tua vita se, invece di nascondere le tue debolezze, iniziassi a vederle come il luogo sacro dove Dio ha scelto di incontrarti?

[testo non di don Fabio]

Qui tutti i commenti di don Fabio Rosini

Commento di don Fabio Rosini al Vangelo di domenica 7 dicembre 2025 – Anno A, dai microfoni di Radio Vaticana (dove potete trovare il file audio originale utilizzato nel video).