C’è una notizia che negli ultimi mesi mi ha colpito: in un quartiere difficile di una grande città, una piccola comunità ha iniziato ad accogliere ragazzi allo sbando.
Non avevano soldi, non avevano strutture, non avevano grandi programmi. Avevano solo una cosa: la capacità di guardare quei ragazzi con rispetto, come persone preziose.
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E lì, tra muri scrostati e tavoli sgangherati, qualcuno ha ricominciato a vivere. Non perché gli hanno cambiato la vita dall’esterno, ma perché qualcuno ha creduto che valesse la pena ripartire. E mentre leggevo questa storia mi è risuonata dentro la voce di Giovanni Battista: quella voce che non parla in punta di piedi, che non sussurra, ma che grida.
E allora chiediamocelo: noi, dove stiamo andando davvero? Quante volte corriamo come matti, accumuliamo impegni, ci riempiamo l’agenda, ma dentro restiamo con una fame strana… come alberi pieni di foglie e con pochi frutti?
Giovanni ci prende per le spalle e ci dice: “Ehi, sveglia. Prepara la via. Raddrizza ciò che si è storto”. È come quando guardi la tua stanza e ti rendi conto che non riesci più a muoverti: non servono scuse, serve mettere ordine.
La seconda lettura ci ricorda che non siamo fatti per camminare da soli. “Perseveranza” e “consolazione”: parole che hanno il profumo di casa. Perché il Regno dei cieli non è un’idea astratta, è l’esperienza concreta di sentirsi accolti, capiti, sostenuti.
È quando qualcuno ti dice: “Io ci sono”. Una comunità vera non è un gruppo perfetto, ma una rete che ti tiene quando stai cadendo.
E allora lasciamoci portare per un momento sulle rive del Giordano. Immaginiamo il rumore dell’acqua, il vento freddo sul viso, la polvere del deserto sotto i piedi. Giovanni, con quella barba enorme e il mantello di peli di cammello, immerge persone stanche, con storie incasinate, con errori addosso.
L’acqua è semplice, ma cambia tutto: è come una doccia dopo una giornata pesante, quando senti che ti sta andando via la stanchezza e puoi respirare davvero.
L’acqua che lava, rinfresca, riapre gli occhi, è un’immagine potente. E ci serve oggi.
Perché tutti noi abbiamo un “Giordano da attraversare”. A volte è il momento in cui dici basta a una relazione che ti prosciuga; altre volte è la scelta di ricominciare a pregare dopo mesi di silenzio; altre ancora è quella decisione che rimandi da troppo tempo.
Immergersi non è facile, ma è l’unico modo per rinascere.
Sant’Agostino direbbe che il cuore umano senza Dio è come una terra secca che non riesce a dare frutto. Ha bisogno di acqua, di cura, di qualcuno che creda nella sua capacità di fiorire.
E questo ci riguarda anche nella vita quotidiana: quante relazioni si spezzano perché non ci riempiamo più di ascolto? Quante discussioni nascono perché stiamo sempre sulla difensiva? Quante volte abbiamo paura di mostrare fragilità per non deludere gli altri?
E allora forse la vocazione dell’Avvento è diventare per qualcuno quell’angolo di Giordano: uno spazio in cui ci si può sentire lavati, accolti, riascoltati.
Non servono parole perfette, serve presenza. E mentre ci avviciniamo al Natale, tutto questo profuma già di salvezza che viene, che avanza, che ci sorprende.
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». È un invito forte, ma è anche una promessa tenera: il cielo non è lontano, è a portata di mano.
E a te, qual è la parte della tua vita che aspetta ancora di essere immersa in quell’acqua che libera?
Fonte: il blog di don Domenico | Unisciti al suo canale Telegram @annunciatedaitetti oppure clicca QUI |Visita anche il suo canale YOUTUBE



