Ti sei mai chiesto se il tuo silenzio sia un segno di debolezza o la tua vera corazzata?
Spesso pensiamo che per avere ragione dobbiamo urlare più forte degli altri, postare la frecciatina più cattiva o spaccare tutto quello che non va come vorremmo. Eppure, in questo lunedì della Settimana Santa, la Parola ci mette davanti a uno stile che ribalta tutto.
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Isaia ci parla di un Servo che non grida, non alza il tono e, cosa incredibile, non spezza nemmeno una canna già incrinata. È la mansuetudine, che non è fare i tappetini, ma avere una forza interiore così grande da non aver bisogno di schiacciare nessuno.
Al tempo di Gesù, il profumo di nardo che Maria usa nel Vangelo era qualcosa di prestigioso: veniva dall’Himalaya, ed era talmente denso che per usarlo bisognava rompere il collo del vasetto, un gesto definitivo, senza ritorno. Ecco, noi oggi siamo come quel vasetto: ci sentiamo fragili, ma è proprio quando ci apriamo che usciamo fuori davvero. Invece di fare come Giuda, che calcola tutto e vede solo il costo delle cose, dovremmo imparare a vedere il valore delle persone.
Hai presente un vecchio tagliere di legno pieno di solchi? Ogni graffio è una ferita, una parola brutta ricevuta, un fallimento. Potremmo buttarlo, o potremmo usarlo per poggiare il pane che nutre. La nostra vita è come quel tagliere: i segni che abbiamo addosso non ci rendono inutili, ma pronti a sostenere qualcuno. La vera rivoluzione non è asfaltare chi ci sta antipatico, ma restare integri mentre tutto intorno sembra voler vederci crollare. In altri termini, essere mansueti.
E tu? Riuscirai oggi a spegnere qualche conflitto, anzichè infliggere il colpo di grazia?
don Domenico Bruno
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