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don Domenico Bruno – Commento al Vangelo del 27 luglio 2026

A volte ci abituiamo a vivere seguendo quello che gli altri si aspettano da noi, ma poi finiamo col perdere la nostra identità. Geremia racconta di una cintura di lino che, nascosta troppo a lungo, marcisce e non serve più. La cintura era il simbolo di ciò che aderiva alla persona.

Nella prima lettura Dio dice a Geremia: «come questa cintura aderisce ai fianchi di un uomo, così io volli che aderisse a me tutta la casa d’Israele e tutta la casa di Giuda». Il Signore ci ha fatti per restargli vicini. Tuttavia, quando ci allontaniamo da Lui non perdiamo il nostro valore, ma rischiamo di dimenticarlo.

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Gesù allora prende il seme più piccolo, quello di senape, che tutti conoscevano nei campi della Galilea e ci ricorda che proprio quello diventa un albero capace di dare casa agli uccelli. Nessuno, vedendolo tra le dita di un contadino, avrebbe immaginato il futuro che custodiva.

Pensa a un girasole: quando il cielo è coperto continua lentamente a cercare la luce, perché è orientato verso ciò che lo fa vivere. Così siamo anche noi. Anche Papa Leone XIV ci ricorda che il Regno di Dio cresce spesso senza rumore, nella fedeltà dei piccoli gesti quotidiani, molto prima che nei grandi risultati.

Oggi siamo messi di continuo alla prova, siamo pressati dal continuo bisogno di sentirci all’altezza, e rischiamo di credere di valere solo se qualcuno ci nota. Invece Dio guarda il seme, non la misura della pianta.

Allora, forse, non devi dimostrare di essere grande, ma devi solo continuare a cercare la luce, perché ciò che stai coltivando dentro di te è molto più grande di quanto immagini.

don Domenico Bruno

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