Quante volte mi è capitato che sulla maglietta bianca mi cadesse del cibo o mi schizzassi mentre mangiavo? È capitato un pò a tutti. Ci dà fastidio perché non si può ignorare quella macchia su tutto quel bianco. La vedi subito. E se hai le mani sporche, rischi pure di fare peggio cercando di pulirti.
Gesù, in questo Vangelo, ci dice qualcosa di simile: nel punto cieco delle nostre relazioni siamo velocissimi a vedere “la macchia degli altri”, ma lenti a riconoscere “le nostre mani sporche”.
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Viviamo tempi in cui giudicare è quasi uno sport. Scrolli sui social e tac! Un commento velenoso. Una storia condivisa “per far aprire gli occhi agli altri”. Ma a che pro? A volte sembriamo più preoccupati di smascherare gli altri che di guarire noi stessi. Eppure Gesù ci propone un altro stile: quello di chi prima si ferma, si guarda dentro, si converte, poi agisce.
“Non giudicate, per non essere giudicati”. Non è una minaccia. È un invito a una libertà più profonda: quella di chi non deve dimostrare nulla agli altri. Chi vive in pace con sé stesso non ha bisogno di etichettare tutti per sentirsi un gradino sopra.
Al tempo di Gesù, il giudizio degli altri aveva un peso pubblico fortissimo: bastava una parola, e venivi escluso dalla sinagoga. Ma Lui rompe questo schema: “Non essere schiavo dello sguardo altrui, vivi da persona vera”. È come indossare una maglietta sporca in una stanza buia e pretendere di ripulire gli altri con una torcia rotta. Non funziona. Prima illumina te stesso.
E in tutto questo, ci parla anche Abramo (Gn 12). Un uomo che ha lasciato la sicurezza per una Parola. Ha creduto. Senza navigatore. Senza il giudizio di chi “stava bene a Ur”. Ha seguito una chiamata che non guardava le apparenze, ma la verità del cuore.
Oggi le nostre relazioni si consumano a colpi di incomprensioni e aspettative non dette. Ma c’è una medicina: l’umiltà di chi sceglie di vedere l’altro prima di valutarlo. Chi ama così, ha già iniziato a guarire il mondo.
Coraggio, prova a fidarti più del cammino che del tuo bisogno di avere ragione. Magari, sotto quella trave che hai ignorato, c’è la versione più libera di te.
Essere cristiani significa smettere di essere giudici e provare a diventare alleati…
don Domenico Bruno
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