Ci sono dolori che non si riescono a spiegare. Quando perdiamo qualcuno, quando una persona cara non c’è più, anche le parole più belle sembrano troppo piccole. E forse oggi, nella Commemorazione dei defunti, non abbiamo bisogno di tante spiegazioni. Abbiamo bisogno di speranza.
Ecco perché è bello riascoltare il Vangelo delle Beatitudini già ascoltato ieri. Oggi mi sembra importante soffermarci su una beatitudine in particolare quasi impossibile da credere: «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». Non dice che il dolore è bello. Non ci chiede di fingere che non faccia male. Ma ci promette che non saremo abbandonati proprio lì, nel punto in cui ci sentiamo più fragili. Ci promette che il pianto non avrà l’ultima parola, e il dolore non vincerà sulla vita.
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Nel libro dell’Apocalisse Giovanni racconta della visione di un cielo nuovo e una terra nuova e sente Dio che dice: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Non dice che cancellerà semplicemente il passato, bensì che farà nuove tutte le cose. Anche quelle ferite che oggi ci sembrano impossibili da guarire. Anche le storie che pensavamo finite.
E poi la prima lettura, dal libro della Sapienza, ci consegna una certezza: «Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio». È un’immagine bellissima. Le persone che abbiamo amato non sono perdute nel nulla, ma sono custodite in mani più grandi delle nostre.
Le beatitudini capovolgono il pensiero comune, proprio perché Dio non pensa al modo degli uomini. Gesù chiama beati proprio quelli che il mondo considera sfortunati, perché la loro vita non è definita da quello che hanno perso, ma da ciò che Dio promette loro.
Oggi ricordiamo chi ci manca, ma non per questo non esiste più. Non siamo chiamati a vivere guardando soltanto indietro. La speranza cristiana non cancella le lacrime, le attraversa. E ci ricorda che, in Cristo, nessuna storia d’amore finisce nel buio, ma continua in una vita fatta di luce eterna.
E quando senti che la tua esistenza sembra non aver senso, ricorda che puoi usarla per pregare chi non è più in questo mondo. Perché la sua vita ha preceduto la nostra in un altro regno, quello dei figli di Dio. E Dio è vita eterna.tano.
don Domenico Bruno
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