don Cristiano Mauri – Commento al Vangelo del 30 Ottobre 2020

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Di colpe e colpevolizzazioni

Il commento al Vangelo del giorno di don Cristiano Mauri.

Note per la comprensione del brano.

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Lโ€™avvertimento ricevuto dai farisei circa le intenzioni omicide di Erode con il relativo consiglio di andarsene, non sortiscono nessun effetto su Gesรน, che non solo rimane da quelle parti, ma accetta spontaneamente un invito a pranzo proprio a casa di uno di loro.

Suona strana lโ€™espressione ยซcapo dei fariseiยป, poichรฉ non erano organizzati gerarchicamente, ma la si puรฒ spiegare ipotizzando si trattasse di un personaggio in vista che ricopriva una carica civile o politica di rilievo.

La collocazione dellโ€™episodio nel giorno di sabato รจ decisiva anche per comprendere lโ€™attenzione con cui i farisei osservano il comportamento di Gesรน: le esperienze precedenti dovevano averli insospettiti e ora stanno in agguato per rilevare eventuali suoi atteggiamenti in contrasto con la loro dottrina sul sabato.

Il racconto colloca subito il malato di idropisia di fronte a Gesรน, come a dire che in qualche modo questi dovrร  decidersi a riguardo: lo guarirร  o no?

Lโ€™idropisia (malattia che portava a un gonfiore abnorme del ventre e se cronicizzata conduceva alla morte) nel sistema interpretativo religioso e morale dei giudei era considerata una maledizione conseguente a una colpa.

Per alcuni rabbi era un effetto della lussuria, per altri dellโ€™adulterio, per altri della diffamazione, per altri ancora della gola o della stregoneria. Vi era anche un suggestivo richiamo allโ€™episodio del vitello dโ€™oro (peccato di idolatria) quando i colpevoli dovettero riempirsi la pancia con acqua e polvere dโ€™oro.

La malattia veniva curata con dei prelievi che perรฒ non potevano essere eseguiti in giorni di sabato, secondo la legislazione. Va ricordato che i tempi messianici erano attesi come quelli in cui ogni malanno sarebbe stato tolto.

Luca presenta lโ€™intervento di Gesรน come una risposta, come se fosse ben consapevole dello sguardo inquisitore replicando ad esso con unโ€™azione eloquente. Lo fa affrontando il fronte compatto dei suoi avversari, dato che ora lโ€™evangelista affianca ai farisei anche i dottori della Legge, e offrendo loro la propria interpretazione della volontร  divina.

La questione circa ciรฒ che di sabato si puรฒ compiere secondo la volontร  divina รจ posta da Gesรน in termini specifici: si puรฒ guarire o no? Cioรจ: guarire รจ unโ€™attivitร  sacra o profana? Considerato che era ritenuta una caratteristica dei tempi messianici, la risposta era scontata.

Scribi e farisei restano in silenzio e immobil. Il contrasto รจ forte: allโ€™azione di Gesรน, alla sua intenzione di operare, non viene proposta alternativa che non sia lโ€™inazione.

Per Lui la volontร  di Dio รจ chiara: il bene non deve aspettare, tanto piรน se lโ€™alternativa รจ stare senza nulla fare.

Lโ€™intervento di Gesรน viene descritto con tre verbi: prendere, guarire e slegare. Il primo utilizzato spesso per descrivere lโ€™aiuto di Dio al popolo; il secondo richiama la salvezza degli ultimi tempi; il terzo lโ€™azione liberatrice tipica di Dio.

Il miracolo, infine, รจ chiosato da un richiamo alle interpretazioni dei suoi avversari, come a dire: ยซNon sto facendo nulla di diverso da ciรฒ che fate voi quando salvate una persona o un animale in giorno di sabatoยป.

Lโ€™argomentazione รจ cosรฌ cristallina che scribi e farisei ยซnon trovarono la forza per rispondereยป.

Spunti per la riflessione sul testo.

Se un figlio cade nel pozzo non si perde tempo a stabilire se la colpa รจ sua o meno, semplicemente lo si salva. Quandโ€™anche fosse frutto della sua imprudenza, fargliela scontare lasciandolo nel pozzo รจ pura follia.

La colpa di un male, ammesso ci sia, non puรฒ mai essere la ragione di un ulteriore male inferto. Al male, se si puรฒ, si pone rimedio, subito, rapidamente, efficacemente.

Alla colpa ci si penserร , ma il modo di trattarla non potrร  e non dovrร  comunque mai essere un nuovo male.

Assumersi le proprie responsabilitร  e chiedere agli altri di farlo, quando si riconosce una colpa, รจ un dovere morale e un atto di giustizia.

Colpevolizzarsi e colpevolizzare allโ€™infinito sono invece forme sottili di auto-sabotaggio o di ritorsione. Sottili schiavitรน nemmeno troppo mascherate e palesi ulteriori atti di ingiustizia.

Sulle colpe nostre e altrui รจ un atto di fede far scendere la parola compassionevole del Vangelo: salvare, fare giustizia, liberare.

รˆ vero, quando i mali e le colpe sono grandi, tutto questo appare impossibile e un millimetrico moto di compassione comporta una fatica enorme.

Dโ€™altronde il regno di Dio รจ un piccolissimo granello di senapa, allโ€™inizio. Ma che albero, alla fine. […] Continua qui…

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