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don Claudio Luigi Fasulo – Commento al Vangelo del 3 Novembre 2024

Commento al Vangelo di domenica 3 Novembre 2024 a cura di don Claudio Luigi FasuloSanremo.

Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.

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Che bella la liturgia di questa domenica, perché il Vangelo ci svela la verità della nostra fede cristiana. Infatti, viene chiesto a Gesù: Qual è il primo di tutti i comandamenti? E lui, senza indugio, proclama il primo, ma anche il secondo.

Ecco le parole di Gesù: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore nostro Dio è l’unico Signore. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: amerai il tuo prossimo come te stesso”.

Bene, il cuore di tutto il Vangelo, il cuore della nostra esistenza, è vivere nell’amore di Dio, nell’amore della propria vita e nell’amore con gli altri. Come vedete, Gesù va oltre la risposta del primo comandamento, perché vuole far capire che amando Dio si arriva ad amare se stessi e gli altri in un modo vero, sincero, genuino. Mai separare l’amore per Dio, l’amore per se stessi e l’amore per il prossimo.

Allora, come amare veramente oggi? Ne sentiamo di tutti i colori: ci sono tantissimi esperti di amore, di sentimenti, di emozioni e tante persone sempre pronte a dispensare consigli e strategie, dai social al bar, tutti capaci di consigliare secondo il proprio “io” come vivere l’amore. E poi magari quelli che consigliano queste cose sono i primi che hanno vissuto grandi fallimenti affettivi, grandi momenti di delusione proprio nel campo dell’amore.

Per imparare ad amare, dobbiamo avere un modello, un esempio concreto e vincente a cui affidarci, da imitare appunto. E chi è questo modello? È Dio. Perché, come dice la prima lettera di San Giovanni, al capitolo 4, versetto 16: “Dio è amore”. Pertanto, Dio è la sorgente dell’amore e noi siamo un recipiente, un recipiente da riempire per poi donare agli altri ciò che abbiamo ricevuto.

Mi viene di fare un esempio che chiamo l’esempio del rubinetto. Immaginiamo che l’amore sia come l’acqua fresca, un’acqua pura che disseta. Non a caso, nella vita abbiamo una profonda sete di amore, e a volte quello che noi diamo non è acqua fresca, pura e che disseta, ma è un’acqua a misura d’uomo, a volte anche stanca, che non rigenera, fondata più sulle nostre idee di amore idilliaco e idealizzato, piuttosto che sull’insegnamento di Dio di come bisogna ricevere e dare amore.

Alla luce del Vangelo di questa domenica, possiamo immaginare una linea verticale dove c’è Dio, io e gli altri. Ecco, questa è la giusta scuola dell’amore, come se Dio fosse un rubinetto di acqua fresca, noi, il nostro “io”, un bicchiere vuoto che deve essere riempito da Dio, e poi sgorga talmente tanta acqua, cioè tanto amore nel nostro cuore, che straborda dal nostro corpo e viene donato agli altri.

Questo vuol dire che il vero amore si impara da Dio, altrimenti è solo una umana follia, che diventa falsa consigliera di un’affettività mondana e spesso superficiale. Allora bisogna prima ricevere questo amore da Dio e quindi mettersi in relazione con lui, amare Dio per poi capire la preziosità della nostra vita, quindi amare noi stessi e di conseguenza amare gli altri.

Se non viviamo questa struttura in modo corretto, si può cadere in due derive che non sono assolutamente amore vero. La prima deriva è amare gli altri non volendo però imparare l’amore da Dio, e qua si cade in una consolazione affettiva, per dare qualcosa a qualcuno, fare qualcosa di bello agli altri, lavandosi anche un po’ la coscienza di aver aiutato o consigliato gli altri.

La seconda deriva invece qual è? È quella di amare se stessi e poi, solo se c’è tempo, amare gli altri. Purtroppo, è molto diffusa questa struttura, che fa cadere l’uomo in un egoismo e in un individualismo che vuole unicamente godersi la vita, pensare a se stesso e poi, con delle briciole, anche agli altri. Invece, la struttura dell’amore è solo una: amare Dio per primo e quindi conoscere come si può amare veramente, poi amare se stessi, ovvero accogliere pienamente il dono della vita e l’amore che Dio riversa nei nostri cuori, e quindi la conseguenza logica è prendere questo amore strabordante e donarlo agli altri, essere appunto dei rubinetti di Dio nel mondo, avendo ricevuto l’acqua dall’unico vero rubinetto di Acqua Viva che è Dio.

Concludo allora con un augurio di tutto cuore: lasciati amare da Dio. Prendi del tempo, stai con Dio, cerca di colmare quel vuoto interiore con quell’amore che sgorga dal cuore di Cristo, affinché tu possa apprezzare, valorizzare e gustare il dono della tua vita e, con questo entusiasmo, poter consolare, rialzare e amare il prossimo.

Forza! Dio ti aspetta. È un rubinetto sempre aperto di amore per riempire il tuo cuore, affinché tu possa poi riempire quello degli altri.