Commento al Vangelo di domenica 20 ottobre 2024 a cura di don Claudio Luigi Fasulo – Sanremo.
Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.
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Il Vangelo di questa domenica parla di uomini e donne del mondo di oggi. Sì, seppur San Marco abbia scritto quasi 2000 anni fa, questo Vangelo è estremamente attuale perché parla di una condizione, di un’attitudine negativa che serpeggia tra gli uomini di oggi. Qual è? È la fame di primeggiare, di essere assetati di potere, di voler sempre essere migliori degli altri. E questa attitudine cosa porta? Porta un cuore che si stanca perché non ce la fa più a essere sempre qualcuno sul palco della vita, porta un cuore arido che non ama più come dovrebbe perché è troppo condizionato dal malessere della vita e anche un cuore che desidera poi solo più il materiale, solo più la visibilità, il successo e non più l’essenziale della vita.
Bene, il Vangelo di questa domenica ci viene incontro perché Gesù ci dice: “Chi vuole diventare grande tra di voi sarà vostro servitore”. Desidero proprio guardare e analizzare e meditare con voi questa frase: “Chi vuole diventare grande tra di voi sarà vostro servitore”. Vediamo allora la prima parte: “Chi vuole diventare grande tra di voi”.
È una bellissima frase perché Gesù sa molto bene che tutti noi vogliamo diventare grandi. Anche nel gergo giovanile, per valorizzare qualcuno, si dice “Sei un grande!”. Perché? Perché tutti vogliamo lasciare un segno nella vita, in questo cammino di vita che stiamo vivendo. È bello lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato. Pertanto, Gesù non condanna questo bel desiderio che c’è nel cuore dell’uomo di essere qualcuno nella vita. Dio non vuole degli uomini e delle donne passivi e infelici, ma desidera uomini, donne liberi e fieri di essere orme nel futuro.
Allora, chi è per Gesù il grande? Cosa vuol dire essere grandi oggi? Bene, il significato odierno di essere grandi è sinonimo di essere apprezzati, stimati, lodati, elogiati, aver compiuto grandi imprese nel business, nello sport, nell’arte, nella cultura. Ecco, il concetto di grande per Gesù è diverso. Il grande per Gesù non è colui che realizza qualcosa, ma è colui che vive qualcosa, cioè si passa da una realizzazione singolare a una gratificazione plurale. La differenza sta tra un freddo egoismo, ovvero il farsi notare, il primeggiare, essere sempre al top dove tutto e tutti devono concorrere per valorizzare se stessi. Ecco il freddo egoismo.
Dall’altra parte, invece, c’è un caldo altruismo, cioè il vedersi come una famiglia che cresce, che cammina, che aiuta, che custodisce, che innanzitutto si prende cura dell’altro. Questo concetto può sembrare molto naif, utopico e può far sorridere oggi. Invece, ciò che il tuo cuore nel profondo desidera da sempre è questo: noi siamo nati per donarci agli altri. Il Vangelo di questa domenica ci chiama a essere dei rivoluzionari insieme. Mi spiego: sì, cambiare l’ottica della visione del mondo, ma insieme, ovvero essere grandi nelle relazioni, essere ponti tra i burroni relazionali, portare nel mondo di oggi la vera ricchezza, ovvero dello stimarsi a vicenda, il motivarsi, l’incoraggiamento.
La grande ricchezza è creare comunione al plurale e non divisione per vincere al singolare. Guardiamo i santi che festeggeremo settimana prossima: non sono uomini e donne perfetti, ma sono uomini e donne che hanno voluto diventare dei ponti tra il cielo e la terra. Al termine della vita, tu lascerai la testimonianza dei tuoi atti: quelli di amore, quelli di gioia, quelli di fede e non delle opere umane solo costruite. Infatti, se ci pensiamo, senza denigrare nessuno, il ricordo dei santi è sempre vivo, il ricordo dei tanti grandi nel business, nello sport, nell’arte non è così vivo. Anzi, spesso è un ricordo dimenticato.
Ma vengo alla seconda parte. La prima parte della frase di Gesù era “Chi vuole diventare grande tra di voi” e quindi abbiamo un po’ capito cosa significa grande per Gesù, ma ce lo spiega ancora di più perché la frase termina: “Chi vuole diventare grande tra di voi sarà vostro servitore”. Queste parole fanno crollare tutte le impalcature del mondo odierno perché oggi si pensa che servire sia il nemico della felicità e della vita. No, ma solo chi ha provato il servizio agli altri può testimoniare la grandezza che si ha quando si aiuta e si sostiene gli altri.
E sovente chi non l’ha vissuto non ha il coraggio di mettersi a servizio degli altri. Servire non è essere sotto gli altri, ma rendersi utili agli altri. Con una battuta si potrebbe dire che “chi serve serve e chi non serve non serve”. E su questa frase di Gesù, che “chi vuole essere grande sarà al servizio, servitore”, mi viene in mente quello stralcio della lettera che ha scritto Papa Francesco ai futuri cardinali che verranno creati il 7 dicembre a San Pietro. Ecco, Papa Francesco ai nuovi cardinali dice questo: “Prego per te affinché il titolo di servo offuschi sempre più quello di eminenza”. Una frase questa di Papa Francesco estremamente diretta e senza fronzoli, ma non vuole certamente svalorizzare il ruolo e il titolo cardinalizio, anzi, lo innalza a servitore della Chiesa. Papa Gregorio, pensate, che si definiva “servum servorum dei”, ovvero il servo dei servi di Dio.
Vado verso la conclusione dicendo che il tema di questa domenica è la tentazione del potere. Cerchiamo di andare controcorrente, ma cerchiamo di farlo veramente nei posti di lavoro, in famiglia, anche se è faticoso, anche se può sembrare impossibile e utopico. Questa non è una crociata contro il potere, ma è un desiderio di mettere ordine nella vita e di entrare in comunione con Dio e di imparare da Lui a essere grandi, ovvero al servizio dell’umanità. Il vero coraggioso è colui che non mostra la forza e il potere sugli altri, ma la sua umanità, il suo farsi piccolo per fare crescere gli altri.
San Paolo lo diceva: “E quando sono debole, allora sono forte”. Bene, imitiamo Gesù nel servizio. Pensiamoci bene: Gesù serve Pietro lavandogli i piedi pur sapendo dei suoi tradimenti, Gesù serve la Samaritana, le dona l’acqua pur sapendo la sua vita disordinata, Gesù serve il ladrone pentito sulla croce portandolo in paradiso all’ultimo momento, Gesù serve la nostra vita rialzandoci dalle cadute e dalle miserie, Gesù serve l’umanità ferita di una società egoista e superba. Allora, quella frase simpatica che ho detto prima la ripeto perché possa essere un piccolo slogan per ognuno di noi: “Chi serve serve e chi non serve non serve”.
