don Claudio Doglio – Commento al Vangelo del 24 Agosto 2025

Domenica 24 Agosto 2025 - XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Lc 13,22-30

Data:

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La Porta Stretta e la Salvezza Universale

Don Claudio riflette sul Vangelo di Luca, in particolare sul brano in cui Gesรน affronta la questione della salvezza. Il commento esplora l’idea della “porta stretta” come metafora di una vita vissuta secondo gli insegnamenti di Gesรน, sottolineando che la salvezza non รจ automatica ma richiede impegno personale e l’adesione al suo stile di vita.

Continua dopo il video.

Viene inoltre evidenziato come il messaggio di salvezza sia universale, aperto a tutti i popoli, contrariamente a interpretazioni piรน restrittive. Infine, si fa riferimento alla Lettera agli Ebrei, che offre una prospettiva sulla sofferenza come correzione divina e opportunitร  di crescita.

Trascrizione generata automaticamente da Youtube e rivista tramite IA.

Mentre era in cammino verso Gerusalemme, Gesรน passava insegnando per cittร  e villaggi. Cosรฌ inizia il brano del Vangelo secondo Luca, proposto in questa XXI domenica del tempo ordinario. Il brano รจ tratto dal capitolo 13 e contiene un ammonimento di Gesรน che risponde ad una domanda: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”.

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Gesรน rifiuta di rispondere, non dice che sono tanti o che sono pochi. Dice: “Fate in modo, datevi da fare, allenatevi come gli atleti che fanno dell’autentico agonismo a entrare per la porta stretta, perchรฉ molti cercheranno di entrare per quella larga, ma non ci riusciranno”. รˆ una immagine metaforica. La porta stretta รจ il Vangelo, รจ una bella notizia, รจ la persona di Gesรน, ma bisogna passare attraverso quella porta. Gesรน รจ la porta, Gesรน รจ l’unico che mette in comunicazione l’uomo con Dio. Bisogna passare attraverso di lui.

“Quando il padrone di casa si alzerร  e chiuderร  la porta, voi rischiate di rimanere fuori”. Hanno chiesto: “Sono pochi quelli che si salvano?”. Gesรน risponde personalizzando il problema: “Fate in modo di essere salvi voi, perchรฉ siete proprio voi che rischiate di rimanere fuori dalla porta”.

Gli dicono: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, hai insegnato nelle nostre piazze”. Come dire: “Siamo stati a messa tante volte con te, abbiamo sentito o fatto tante prediche”. Ma Gesรน risponde: “Non vi conosco, non so di dove siete, non conosco la vostra origine, non derivate da me, avete preso da qualcun altro”. รˆ un’affermazione importante: da chi abbiamo preso?. Prendiamo da Gesรน, deriviamo da lui. La nostra origine รจ lui. Come lo possiamo dire? In base a quello che facciamo. รˆ lo stile della nostra vita, la nostra azione, la nostra operazione, la nostra origine.

“Attenzione,” dice Gesรน, “perchรฉ vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe seduti a tavola nel regno dei cieli e voi rischiate di essere cacciati fuori”. รˆ un discorso che sta facendo nell’ambiente israelita, al popolo dell’alleanza, a quelli che erano convinti di essere salvati per forza, naturalmente. Perรฒ anche per noi il discorso vale tale e quale. Anche noi siamo convinti che per il fatto stesso di essere cristiani, di appartenere alla Chiesa, di partecipare alle funzioni, almeno a qualcuna, รจ sicuro e scontato che siamo salvi. E per essere tranquilli, qualcuno dice che si salvano tutti. E Gesรน fa un discorso molto piรน serio e mette in guardia ciascuno dal pericolo di non salvarsi.

“Verranno da Oriente e da Occidente, da settentrione a mezzogiorno”. Cioรจ, tutti i popoli di tutte le latitudini verranno. A tutti รจ offerta la salvezza, tutti si possono salvare: quelli del nord e quelli del sud, quelli dell’est, quelli dell’ovest. Ma il rischio รจ che qualcuno dei primi diventi ultimo e quelli che sono convinti di entrare restino fuori.

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Ecco perchรฉ รจ stata scelta come prima lettura una pagina che conclude il libro di Isaia con una decisa apertura universalista. Tutti i popoli sono chiamati a venire a Gerusalemme. Tutte le genti, tutte le lingue, i superstiti di tutte le nazioni possono essere accolti nel popolo del Signore. Era una linea di grande apertura nel post-esilio che poi fu limitata con la riforma di Esdra e di Neemia. Questa mentalitร  profetica dell’apertura universale, dell’accoglienza di tutti, venne sostituita con una rigida chiusura etnica. Solo quelli che appartengono alla razza di Israele possono dirsi il popolo eletto e di conseguenza essere salvati.

C’era nei profeti invece un’apertura a tutti i popoli. “Dice il Signore, anche fra gli stranieri mi prenderรฒ sacerdoti e leviti, tutti i popoli possono offrire il sacrificio gradito a Dio”. Il salmo responsoriale รจ il piรน breve del salterio, il 116, di solo quattro righe: “Genti tutte, lodate il Signore! Popoli tutti, cantate la sua lode!”.

La lettera agli Ebrei, dopo aver presentato gli esempi della fede e averci mostrato Cristo come il punto fermo di osservazione, dร  una motivazione alla sofferenza. “รˆ la correzione del Signore,” dice, “Non perdetevi d’animo se venite ripresi da lui”. Il Signore corregge quelli che ama. Dio vi tratta da figli e i figli vengono educati e corretti dai genitori e, talvolta, quello che lรฌ per lรฌ ci fa soffrire poi col tempo si rivela molto utile. รˆ stato formativo, รจ un’esperienza che abbiamo fatto e possiamo fare. Pensando a qualche sofferenza del passato, รจ possibile dire: “Mi รจ servita, mi ha fatto bene, ho imparato a vivere”.

“Rinfrancate allora le mani inerti e le ginocchia fiacche”. “Camminate diritti con i vostri piedi”. รˆ un’esortazione a non essere operatori di iniquitร , ma a derivare da Gesรน Cristo. “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. “Passate attraverso Gesรน”. Tutti potete passare attraverso Gesรน, ma per essere salvi dovete passare attraverso di lui, cioรจ vivere concretamente il suo stile.

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